20 Agosto, 2008 - 22:43

Conoscenza, cultura, ricerca, innovazione

08/12/2007 - 14:00
08/12/2007 - 20:00
Etc/GMT+1

Conoscenza, cultura, ricerca, innovazione

Iscrizioni chiuse per questo evento

commenti

Partecipazione a workshop

Volevamo partecipare a questo workshop, ma non riusciamo a venire dalla Sardegna. Un forte augurio di buon lavoro. Ci rendiamo disponibili ad altri eventuali incontri tematici di questa natura.

La Sardegna offre particolari sfide teoriche e pratiche nel campo dei beni culturali e nella disponibilità di capitale cognitivo. Vorremo poterle mettere a disposizione, assieme alle riflessioni possibili.

I nostri materiali, per chi fosse interessato, sul nostro quindicinale on line
http://www.manifestosardo.org

Un caro saluto

Marcello Madau, Associazione Luigi Pintor

La Rete come Spazio Pubblico

Rilancio qui un tema che è stato già posto nell'ambito di NetLeft e che credo possa essere utile per l'individuazione di alcuni concetti-cardine:
1. Emancipare la cultura dall'autoreferenzialità, perchè possa misurarsi con l'ambiente digitale e i nuovi paradigmi che pone.
2. Promuovere le pari opportunità d'accesso alle risorse informative.
3. Inventare nuove forme d'interazione sociale attraverso il rapporto tra rete e territorio.

La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione nel nostro paese è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una “polis” fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come opportunità di relazione.

E’ nella capacità d’inscrivere l’informazione all’interno dello scambio sociale che si potrà riequilibrare una situazione in cui sia la comunicazione sia la tecnologia procedono in senso univoco: con un’offerta che non tiene conto della domanda.

L’evoluzione del web con il fenomeno del blogging lo ha dimostrato, a “produrre” l’informazione non sono più solo gli specialisti (giornalisti e autori) bensì quegli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza.

E' di politica, quella vera, che si tratta. E' di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l'infrastruttura della società in divenire.
Perché sia chiaro: senza società niente mercato.

L’utente della società dell’informazione deve trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva. E' qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della “res” pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni.
Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione. Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro.
La fortuna delle piattaforme di social networking dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale.
Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano. E’ da considerare però che non è una questione di nuove funzionalità.
Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line. Perché si renda esplicito quanto la rete possa essere spazio pubblico.

Carlo Infante www.performingmedia.org

MERIDIONE E CONOSCENZA

CONTRASTARE CON I SAPERI
LA CRISI DEL MEZZOGIORNO

PER UNA AREA DELLA CONOSCENZA
DELLA SINISTRA CAMPANA

Siamo un gruppo aperto di compagne e compagni della sinistra, iscritti e non iscritti a partiti e associazioni, che hanno a che fare quotidianamente con la produzione e la trasmissione dei saperi. Vogliamo contribuire a costruire, qui in Campania, la sinistra-area della conoscenza.
Pensiamo ad un punto di incontro che impegni la sua riflessione e la sua attività anche con riferimento ai luoghi e alle strutture istituzionali che interagiscono con le dinamiche della conoscenza. Ciò significa che ci proponiamo esplicitamente di discutere le potenzialità e i limiti delle istituzioni pubbliche che “maneggiano” l’istruzione e la conoscenza, visualizzando problemi e questioni, elaborando proposte, costruendo iniziative e contribuendo in ogni modo ad una più diffusa consapevolezza critica del ruolo delle culture e dei saperi all'interno della società.
E tuttavia, se ci limitassimo a questo, potevamo semplicemente rapportarci ai dipartimenti dei partiti, e cioè ai “gruppi di lavoro su scuola, università e ricerca” già strutturati all’interno delle diverse formazioni politiche che stanno dando vita al soggetto plurale e unitario della Sinistra. Indicando invece una area della conoscenza, ci sottraiamo in partenza alla funzione tutta politica di “dare la linea” in materia di scuola, università e ricerca. O per meglio dire, ci occuperemo sì di scuola, università e ricerca, ma ricomprendendole all'interno degli svolgimenti che concernono propriamente la soggettività nel suo significato più generale.
Scegliamo il termine conoscenza e non semplicemente sapere proprio perché intendiamo sottolineare l’intreccio indissolubile tra i contenuti e i soggetti che di esso si appropriano o che lo costruiscono.

L'accento, insomma, è sulla dinamica di costruzione della soggettività. In questo senso, il punto di riflessione che prospettiamo si traduce anche in un impegno politico di straordinaria rilevanza, in quanto coopera, dal lato della cultura e del sapere, al medesimo processo che oggi viene avviato con la costituzione del soggetto unitario e plurale della sinistra; con in più il fatto che tale soggetto politico nasce, può nascere, proprio ridefinendo ed intrecciando le culture e i saperi che partono dalla critica dell’assetto sociale esistente e si distendono fino all’“altro mondo possibile”, oltre la logica della merce e oltre le contraddizioni del capitalismo.
La soggettività, nella modernità avanzata (o nella post-modernità, se si preferisce) entro la quale siamo inseriti, non può che essere anche auto-riflessiva: punta, cioè, a realizzare le potenzialità piene del soggetto medesimo, e non soltanto a relazionarsi con la dimensione oggettiva che sta fuori di lui. I processi conoscitivi di questo nostro tempo, qualunque sia il loro segno politico, si incamminano sempre con un proprio interno preambolo sullo condizione effettiva delle dinamiche di auto-consapevolezza: contemporaneamente alle cose che conosce, la conoscenza è spinta continuamente a ridefinire lo stadio reale delle conquiste intellettuali a dimensione collettiva e i concreti livelli di padronanza del sé all'interno del reticolo sociale.
Per chi, come noi, si propone la critica dell’esistente, ciò implica una particolare attenzione alle spinte, anche spontanee, di emancipazione delle classi oppresse e di liberazione delle potenzialità delle persone. Per dirla in breve, una vera sinistra-area della conoscenza si troverà a discutere del “noi” nella sua più compiuta espressione critica: come denuncia collettiva dell'esistente, come punto di vista che contrasta le dinamiche della merce e le regole e i valori del sistema capitalistico, come proposta di società che recupera l’umano nella molteplicità dei suoi aspetti: in quanto corpo, in quanto natura, in quanto affetti e in quanto, appunto, cultura.
Dunque: la scuola, l’università e la ricerca; ma anche l’odierna condizione proletaria, così come la coscienza dell’ingiustizia, la consapevolezza delle contraddizioni, la maturità dei processi di emancipazione, i contenuti possibili della alternativa di società. Di questo intendiamo occuparci, intervenendo su una parte fondamentale del vivere sociale (i saperi e gli ambiti e le strutture ad essi connessi) e contemporaneamente contribuendo, a partire da quel versante, ai contenuti complessivi delle dinamiche di trasformazione.

Ma non basta ancora. Noi parliamo di una sinistra-area della conoscenza qui in Campania. E questo implica che assumiamo come essenziale il rapporto con la questione meridionale.
Il divario tra lo sviluppo del nord e lo sviluppo del sud dell’Italia resta consistente, ed anzi per molti versi si aggrava. Più in generale, l’economia globalizzata tende ad essere compiutamente duale anche nei paesi avanzati, con la creazione di aree forti e il parallelo determinarsi di aree deboli, consegnate al declino o addirittura al degrado e alla marcescenza sociale. Nel nostro Sud si intrecciano, in tal modo, difficoltà che vengono dal passato con difficoltà che nascono dal presente, dal funzionamento spontaneo dell’economia contemporanea.
Va considerato, inoltre, come l’affanno del Sud sia anche segnato dall’inedita complessità dei rapporti di produzione del mondo di oggi, in particolare dal fatto che proprio nell’insieme delle relazioni sociali si situi ora il principale punto di forza della produzione di ricchezza. E’ ciò che comunemente si indica col concetto di “sistema-paese”, il quale sintetizza in sé alcuni dati davvero incontrovertibili, e cioè che l’economia non procede più per settori distinti tra loro, che la produzione medesima postula una rete di servizi in entrata e in uscita, dalla formazione della forza-lavoro alla circolazione delle merci e dei materiali, che le regole giuridiche non sono solo una cornice esterna ma cooperano esse stesse all’attività economica.
In altri termini, l'attività di produzione viene sempre più compresa, nell’attuale fase di piena totalizzazione del rapporto di capitale, entro le più complessive strutture di riproduzione della vita materiale, di modo che la nostra epoca si caratterizza, molto più che in passato, per l’estrema combinazione sociale del lavoro, per l'integrazione e sinergia tra le diverse produzioni e le diverse modalità produttive, e, soprattutto, per la connessione strettissima tra loro di tutte le relazioni e tutte le attività umane. Il sistema macchinino e la mobilitazione produttiva non sono più circoscritti ai perimetri delle fabbriche e degli uffici ma si prolungano nelle infrastrutture, nella logistica, nelle catene di distribuzione, nelle reti della comunicazione, nei comparti della formazione e dell’assistenza; analogamente, la cooperazione produttiva non si racchiude nel solo tempo di lavoro ma deborda continuamente nei tempi di vita e nelle vicende specifiche dei singoli, vicende che una volta si sarebbero considerate assolutamente private e comunque del tutto fuori dai confini dell'economia.
Il Sud si presenta come un osservatorio privilegiato per vedere fattivamente all’opera questa nuovo intreccio di economia e società, intreccio che segna largamente anche le ragioni della straordinaria complessità dei nostri tempi.
Ancora alcuni decenni or sono, l’economia si ritagliava un ruolo di assoluta protagonista, offrendosi come l’elemento dinamico delle vicende umane, come l’artefice quasi unico della trasformazione del mondo. La società si strutturava attorno ad essa e da essa veniva propriamente plasmata a propria immagine, nel senso che l’economia capitalistica omologava dietro di sé tutti i rapporti sociali che incontrava, determinandoli come elementi di una sempre più compiuta società capitalistica. Così il capitalismo è progressivamente diventato, anche nel nostro paese, una realtà sociale generale, fino a giungere alla sua più completa estensione all’insieme dei rapporti sociali, al punto che ora lo stesso processo di valorizzazione del capitale fuoriesce dal semplice tempo di lavoro contabilizzato dal capitalista come immediato capitale variabile del proprio investimento e si dimensiona concretamente sul più ampio movimento dell’individuo produttivo sociale (il General Intellect suggerito dal Marx dei Grundrisse). Proprio questa nuova dimensione cooperativa della valorizzazione determina una irreversibile novità storica: adesso è esattamente la società nel suo complesso a condizionare l’economia, a descriverne i limiti e le possibilità, a dare ad essa prospettiva o declino.
In un tal quadro, una sinistra che si proponga di trasformare i rapporti di produzione, deve guardare con grande attenzione alla qualità intrinseca del tessuto sociale, al segno che contraddistingue le relazioni interpersonali, al comune senso civico, ai processi di identità e di appartenenza, e non soltanto ai dati nudi e crudi dell'economia. Occorre far pienamente interagire società ed economia sul piano dell'indagine, proprio perché già esse interagiscono nella concreta realtà del nostro tempo.
Per fare un esempio, la questione se la Campania si debba oggi caratterizzare come piattaforma logistica integrata, che è la proposta della maggioranza dell'Unione in sede di programmazione regionale, oppure come una piattaforma a forte connotazione industriale, che è il suggerimento affacciato giustamente dalla sinistra della coalizione, è senz’altro un tema di grande rilevanza. E tuttavia, anche la scelta, che andrebbe sostenuta, in direzione di una ripresa della politica industriale, dovrà essere comunque ulteriormente arricchita di specifiche finalizzazioni, relative al “cosa” produrre, al “come” produrre e al “quanto” produrre.
In altre parole, non basta rivendicare più risorse e più impegno redistributivo per il Sud; e neppure è sufficiente elencare alcune ragionevoli priorità economiche degli investimenti. Siamo chiamati a ragionare anche, e soprattutto, sulle trasformazioni di fondo della società. Quel che veramente serve è di intervenire contemporaneamente su tutti i punti del vivere sociale, sugli spazi della produzione e del lavoro non meno che su quelli del vivere e delle relazioni interpersonali; e soprattutto di intervenire avendo in testa, ancor prima che un modello di economia, proprio un modello di società. E’ questo il nodo di fondo: la sfida del Sud si pone oggi esattamente sulla linea di confine dell'alternativa di sistema.
Per essere ancora più espliciti, noi siamo convinti che possono davvero valere nel Sud, anche più che in altre parti del nostro paese, la logica conflittuale dei diritti e la prospettiva della piena cittadinanza umana per tutte e per tutti. Il ragionamento va fatto, fin da subito, oltre che dal versante dell’economia, anche da quello della cultura e della politica; e, per giunta, come politica di alternativa.
E’ proprio in questo Sud disarmonico, che ha pienamente senso proporre le acquisizioni sulle quali il movimento dei movimenti ha insistito negli ultimi anni, dai processi di de-crescita alla critica del consumismo, dalla difesa dei beni comuni all’apertura comunicativa. E’ proprio in questo Sud, che vede le concentrazioni urbane caotiche e invivibili, e al tempo stesso la dorsale appenninica in fase di progressivo spopolamento, che ha senso proporre il ciclo breve di produzione e consumo, ovvero l'energia pulita, o anche il recupero ambientale, come riqualificazione non solo dell'economia ma dell'intero vivere sociale.

Chi sollecitiamo a partecipare ad un tale ambito di discussione, elaborazione ed iniziativa?
Non ci sono ovviamente discriminanti, se non l’interesse per il percorso di costruzione della sinistra in Italia. Pensiamo, cioè, a compagne e compagni che si riconoscono in un quadro di valori chiaramente “di sinistra”, indipendentemente dal fatto che siano iscritti o meno alle attuali formazioni politiche della cosiddetta “cosa rossa”. Sono benvenuti tutti quelli che vogliono dare una mano.
Ci aspettiamo, in particolare, che quanti lavorano o studiano concretamente nelle scuole, nell'università e negli enti di ricerca si sentano immediatamente coinvolti. Pensiamo altresì che un apporto utile possa venire anche da altre esperienze, per esempio dal settore della comunicazione, oppure dall’ambito della produzione artistica, o ancora dal volontariato e dall’associazionismo che interviene sul disagio psichico e sulle condizioni di deprivazione culturale. Più in generale, considereremo prezioso l'aiuto di tutte le compagne e tutti i compagni che hanno attitudine a misurarsi con i diversi campi della conoscenza e del sapere, e che ben conoscono la rilevanza sociale delle opinioni, delle convinzioni e dei sensi comuni. Proponiamo di impegnarci, tutti insieme, sul terreno arduo ma decisivo della battaglia per la cultura, in una logica di contaminazione aperta delle idee e dei saperi, ma anche con un dichiarato tentativo di egemonia dei nostri valori di riferimento.
Ma qual è la prospettiva di lavoro che, come gruppo che spinge in direzione di una sinistra-area della conoscenza, ci diamo qui in Campania?
Intanto intendiamo coordinarci con organismi similari a livello nazionale e di altre regioni, in particolare del Sud, già a partire dall'assemblea dell'8 e 9 dicembre, assemblea che rappresenta il primo importante appuntamento degli stati generali della sinistra. Analogamente, ci proponiamo di collegarci a tutte le iniziative e a tutti i movimenti che rivendicano più spazi, più risorse e più apertura critica nelle istituzioni preposte alla conoscenza, dal movimento degli studenti ai comitati dei precari della ricerca, dalle organizzazioni sindacali dei docenti alle associazioni che si dedicano alla diffusione della cultura e dei saperi.
In secondo luogo intendiamo approfondire e contribuire a rendere più forte la proposta della sinistra per il Sud, proposta che pure è già in campo sulle questioni del lavoro, dell'ambiente e della legalità. Noi ci proponiamo di declinarla specificamente in direzione della crescita di un senso comune non-rassegnato e non-disgregato, nel senso di una soggettività meridionale disponibile alla lotta, più ampia e compiuta nelle sue motivazioni e nelle sue proposte, consapevole del punto di rottura che ci sta di fronte e del fatto che, nel degrado della realtà del Mezzogiorno, sembra essere ormai in gioco la tenuta stessa delle relazioni civili. La sfida che prospettiamo è quella dell'alternativa di società, ed è esattamente una battaglia culturale oltre che politica, che implica percorsi aperti di contaminazione, ma anche una contesa di egemonia di grande respiro strategico.
Pensiamo necessario, infine, che la sinistra campana, e in ogni caso proprio l’articolazione della sinistra che comincerà a muoversi sulle questioni della conoscenza, si doti anche di una testata che raccolga le riflessioni ed amplifichi il dibattito.

Sul piano immediatamente operativo, intendiamo contribuire, assieme alle strutture dei partiti, alle associazioni e ai singoli che vorranno partecipare, ad un appuntamento pubblico entro i primissimi mesi del 2008. Pensiamo ad una partecipazione ampia, ad una sorta di “stati generali della conoscenza”, a carattere regionale, che mettano assieme scuola, università, ricerca e mediazione culturale.
Partiremo dalla convinzione che in un paese come il nostro - a capitalismo avanzato, con scarse materie prime e con costi molto alti (per fortuna...) del lavoro - la centralità della conoscenza è una scelta obbligata per l’effettivo progresso economico ed umano. Discuteremo perciò della conoscenza complessiva, declinandola in tutta la gamma delle sue espressioni: nell’ambito dei servizi, con la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e naturale; nell’ambito della formazione, quella di base, quella superiore e quella permanente, che rappresentano le fondamenta antropologiche di una comunità; nell’ambito della ricerca scientifica, in cui un intelletto generale si pone al servizio di tutti per comprendere e migliorare il mondo.
Sul piano dell’analisi sarà una discussione che riguarderà i contenuti medesimi della conoscenza, con particolare riferimento alla nostra regione: cosa si conserva e si valorizza, cosa si trasmette, cosa si produce. Sarà anche, allo stesso tempo, una discussione sul “come”, sulla effettiva materialità dei concreti processi conoscitivi, e ciò a partire da due diversi e opposti sguardi: dal lato dei singoli soggetti che sono coinvolti nella filiera della conoscenza e dal lato del sistema della conoscenza nella sua interezza. Da una parte, i docenti, gli studenti, i ricercatori, i mediatori culturali e la trama di relazioni (e di precarietà) che li comprende; dall’altro, i paradigmi reali che strutturano la produzione e la trasmissione del sapere, e che tendono ad articolarsi talvolta nel senso della cooperazione e talvolta (più spesso) nel senso della organizzazione gerarchica.
E accanto al “cosa” e al “come” discuteremo anche del “quanto”, cioè delle risorse, degli effettivi investimenti e capitali coinvolti nella produzione di conoscenza, del loro peso specifico nel determinare le modalità di accesso e definire gli obiettivi. Si tratta di un percorso che, con tutta evidenza, comprende una molteplicità di temi e di problemi: dalla diffusione reale dei saperi alla loro impostazione critica, dalle competenze sostanziali dei diversi ambiti scientifici e culturali alla costruzione dei ruoli professionali, dalle possibilità effettive di produzione scientifica dei soggetti coinvolti alle ricadute sociali delle conquiste conoscitive.
L’asse di riferimento della discussione sarà, per dirla in una battuta, la questione del rapporto tra conoscenza e sviluppo nel quadro del nostro Mezzogiorno. Punteremo a strutturare con la maggiore organicità possibile le proposte, per così dire, di settore, e tenteremo di delineare, al tempo stesso, alcune coordinate essenziali della prospettiva di trasformazione della società meridionale.

Napoli, dicembre 2007

A partire da questo insieme di considerazioni e proposte, invitiamo tutti coloro che sono interessati a prendere contatto e a partecipare ai prossimi incontri.

Per ulteriori informazioni: 347 6784380 e-mail: comrino@libero.it

Sinistra è progresso

La scuola ha bisogno di innovarsi. lavoriamo tutti assieme gli studenti, i cittadini, i partiti le associazioni. Sinistra è progresso!

Continuo ad essere dell'idea

Continuo ad essere dell'idea che la scuola, l'Istituzione Scolastica, abbia solo bisogno di essere fatta fuori.

Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.

"Manfred"

sinistra

la sinistra come la vedo io

http://it.youtube.com/watch?v=eMx6JWOg01M

e un blog

http://sinistradelfia.blogspot.com

per chi volesse contattarmi
adigilio2003@yahoo.it

Antonio Di Gilio

INNOVAZIONE, RETI, SAPERI: ECCO LE PRIORITA’ PER L'ASSEMBLEA

INNOVAZIONE, RETI, SAPERI: ECCO LE PRIORITA’ PER L'ASSEMBLEA

Alla manifestazione per l’attuazione del programma di governo del 20 ottobre 2007, a Roma, abbiamo partecipato in tanti, per porre con forza le questioni centrali dei diritti, della pace, della democrazia, in una prospettiva né economicista né sviluppista, ma improntata alla solidarietà e alla condivisione.
Lo abbiamo fatto mettendo al centro dell’agenda politica una nuova idea di welfare, un reddito d’esistenza per chi continua a formarsi lungo tutto l’arco della vita, la centralità dei saperi come elemento di emancipazione soggettiva e collettiva, l’importanza della cultura e della creatività sottratte alle leggi di mercato, le libertà digitali e il pluralismo dell’informazione come precondizione di ogni società democratica e la valorizzazione di scuola, università e ricerca pubbliche come elementi prioritari di un ripensamento complessivo dell’economia e della società.

Comunicazione, condivisione e cooperazione da sempre caratterizzano le nostre battaglie, da quella per l’accesso ai saperi e all’istruzione pubblica a quella per l’informazione come bene comune, dalla proprietà diffusa degli strumenti di comunicazione, come le reti e il software, alla difesa della privacy e dei diritti digitali. Chiediamo, soprattutto, nuovi diritti per chi lavora, opera e “produce” nella costruzione dei segni, per un nuovo welfare della comunicazione. È un tema centrale, per noi, un tema che riunisce e assomma, concretizzandole, quelle istanze di libertà alle quali vogliamo continuare a guardare. Perché produrre e mercificare segni è il lavoro di milioni di persone, un lavoro che definisce nuovi scenari e relazioni, nuovi modi di produrre, svilupparsi e socializzare.
Parliamo di un’economia di segni e simboli che, nonostante sia prevalente nelle società avanzate, non è riconosciuta nella sua importanza economica e sociale ed anzi si caratterizza per la precarizzazione spinta dei suoi produttori, i lavoratori della conoscenza, che sono mal retribuiti, frammentati e dispersi, privi di rappresentanza e tutele.
Questo accade oggi, mentre scienza, tecnologia, informazione e comunicazione stanno diventando contemporaneamente prodotti e agenti produttivi sempre più potenti e conflittuali. Asserviti alla logica dell’impresa e del mercato, possono essere utilizzati come strumenti di controllo ed esclusione sociale, di sfruttamento intensivo degli individui e dell’ecosistema.
Invece noi, che vogliamo usare le tecnologie e i saperi come opportunità di crescita e partecipazione, di intervento nella vita pubblica e di nuova socialità, crediamo che scienza, tecnologia e ricerca sono strumenti per la produzione di beni comuni. Rivendichiamo per questi lo status sociale e collettivo e per la società, la necessaria riappropriazione di questa ricchezza comune che, grazie allo sviluppo tecnologico, può essere messa a disposizione di tutti grazie all’economia di rete.
Crediamo che la promozione e valorizzazione di un’economia di rete diffusa e solidale nei modi comunitari di produzione e di cooperazione, possa diventare un’opportunità per tutti solo se ci libera dai ricatti del mercato. Perciò, un dibattito generale su questi temi e una manifestazione che ponga al governo obiettivi tangibili, capaci di cambiare le condizioni delle persone, ci vedranno sempre in prima fila. Vogliamo contribuire ad un piano generale di mobilitazione che coinvolga la società civile, il mondo del precariato, i soggetti in formazione, il popolo della pace, di Genova, di Vicenza, il movimento che a più riprese ha coinvolto il mondo della scuola, dell’università e della ricerca.
Per cambiare, qui ed ora, il futuro del nostro Paese.
Arturo Di Corinto - Net Left

scuola e democrazia

Esiste una proposta di legge di iniziativa popolare per una Buona scuola della Repubblica (legge n°1600 della XV legislatura) che giace in parlamento dall'ottobre 2006 (http://www.leggepopolare.it/). La proposta di legge nasce dalla discussione ed elaborazione di decine di comitati di insegnati-genitori-studenti in tutta Italia che hanno raccolto (senza il contributo diretto di nessuna forza politica) oltre 100.000 firme tra febbraio e luglio del 2006.
La legga è andata in discussione alla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione, presidente Pietro Folena)del Parlamento lo scorso 4 aprile e poi il 5 e 6 giugno. Poi gli eventi e le "emergenze" e "urgenze" di questo governo ne hanno seppellito l'iter.
Ripartiamo da li, dal metodo della partecipazione e del coinvolgimento delle diverse componenti, della discussione e condivisione, della valorizzazione della relazioni personali per non disperdere l'enorme patrimonio profuso negli anni bui della resistenza alla Moratti.

Alberto Ciullini
retescuole milano

Proposta per la scuola: genitori protagonisti!

Ho commentato su http://www.aprileonline.info/5277/quale-scuola
sul tema della scuola.
Propongo anche qui, per allargare il dibattito:

L’articolo 30 della Costituzione recita:
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli.
Questo articolo in realtà prevede soltanto l’obbligo dei genitori di rispettare l’obbligo scolastico. Nella pratica i genitori non hanno altri doveri, se non quello di nutrire i figli adeguatamente e non maltrattarli. Ma i doveri dei genitori, e i loro diritti, non credo si debbano considerare così limitati. “Educare” è una parola che nella pratica è svuotata di ogni contenuto.

All’inizio di questo articolo si dimentica una funzione FONDAMENTALE della scuola: costruire delle persone equilibrate. Questo non è possibile fintanto che la scuola viene concepita come un sistema di separazione e di allontanamento dalla famiglia di origine.
In realtà i genitori sarebbero ben lieti di occuparsi dei loro figli, ma la distanza tra scuola e famiglia è sempre maggiore. Il discorso è complesso e necessita approfondimenti. Personalmente ho iniziato a trattare alcuni temi nel mio blog: http://www.giosby.splinder.com

Penso che si potrebbe tentare di portare avanti

UNA PROPOSTA DI LEGGE PER LA PARTECIPAZIONE DELLA FAMIGLIA ALLA VITA SCOLASTICA

Considerando che la scuola richiede giustamente una maggiore partecipazione della famiglia alla vita scolastica si propone di formulare una legge in tal senso:

1. Entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere di partecipare per una mattina, almeno 2 volte all?anno, alla vita della scuola. Nel corso della mattinata potranno incontrare TUTTI gli insegnanti della classe e dovranno incontrare anche la classe degli allievi, insieme a uno o più docenti, dove forniranno una testimonianza della loro esperienza di genitore e di lavoratore.
2. Almeno 1 genitore dovrà essere presente alle assemblee di classe (almeno 2) che si svolgeranno all?inizio dell?anno scolastico e a metà anno.
3. I datori di lavoro dovranno concedere i permessi speciali per adempiere al dovere di partecipazione dei genitori alla vita scolastica. Ovviamente i genitori dovranno dare prova di avere effettivamente partecipato alle attività scolastiche.
4. Nel caso che i genitori non adempiano ai loro doveri di partecipazione alla vita scolastica i servizi sociali dovranno intervenire presso le famiglie per verificare che il grado di cura che i genitori offrono ai loro figli sia adeguato, prendendo poi in considerazione la possibilità di un intervento di sostegno a livello sociale e psicologico nei confronti della famiglia.

Qualche accenno a questa proposta, già suggerita in altri ambiti, si trova nel NUOVI ORGANI DI PARTECIPAZIONE PER LA SCUOLA DELL’AUTONOMIA –

La proposta delle associazioni dei genitori

www.Scuolaoggi.org/?Action=detail&artid=3349

“Infine, riteniamo che la partecipazione attiva alla vita scolastica debba essere sostenuta attraverso un sistema di incentivi, o defiscalizzazione delle spese sostenute, o permessi orari. Non è la cultura del “gettone di presenza”, ma il dovuto riconoscimento del contributo che i cittadini-genitori offrono al bene comune della scuola.”

Essere attivi non è facile, ma se almeno si chiariscono gli obiettivi e si trova una intesa di fondo, insieme possiamo costruire una scuola migliore, se non per i nostri figli, almeno per i nipoti.

Il dibattito è anche aperto in questo gruppo:

http://it.groups.yahoo.com/group/famiglie-edscuola/messages

soprattutto nei recenti messaggi dal titolo: Scuola, disimpegno dei genitori...

Saluti
Giorgio Mancuso (giosby)

Per maggiori approfondimenti
www.giosby.splinder.com

MA DI COSA STIAMO PARLANDO?

Parlare di "conoscenza" e "Innovazione" in un Paese i cui abitanti ignorano la propria lingua è assolutamente ridicolo.
Per conoscere bisogna disapprendere. Il problema è che "disapprendere" è già un termine lessicalmente destabilizzante...
Stiamo per parlare, in ogni Workshop, del nulla. A me diverte, ma capisco che non sia l'importanza che io posso attribuire al mio personale sollazzo a dar valore alle cose... Perché non stiamo tutti a casa ad ascoltare Beppe Grillo, tanto per rincoglionirci un altro po' senza fare fatica, ampliando così le nostre conoscenze ed innovandoci tutti insieme?

Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.

"Manfred"

Conoscenza e Innovazione

Conoscenza e Innovazione, un connubio non sempre facile. Anche perchè sotto la bandiera dell'innovazione si sono perpetrati i massacri più feroci nella storia.
La conoscenza invece più che un diritto diventa un'aspirazione nell'uomo moderno e contemporaneo.
La grande sfida, la sfida de "l'hombre nuevo", rimane una conoscenza e una innovazione sostenibile, rispettosa della natura e di questo mondo "fortemente segnato" e bisognoso di cure urgenti.

la società della conoscenza è o non è

Un sistema neo-liberista è costretto ad usare la conoscenza come mezzo di sopraffazione sui più deboli, emarginandoli dalle conquiste scientifiche e tecnologiche. Ma la Scienza è un bene universale, non un privilegio di pochi. Non è in alcun modo una merce acquistabile, né un'arma di sopraffazione, né uno strumento per affermare il primato dei paesi del G8 sul resto del mondo. Pertanto la società della conoscenza è, prima di tutto, una società solidale, una società di sinistra. O non è conoscenza.

Parteciperò, ma...

non so se sia il modo giusto per iniziare. Né se avrà il risultato che potrei aspettarmi.
Staremo a vedere

http://andreaoleandri.splinder.com
"Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio! No pasaran!" [Dolores Ibarruri]

UNA FINANZIARIA DA MIGLIORARE

UNA FINANZIARIA DA MIGLIORARE

La Finanziaria è stata emendata dalla VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati in modo positivo nella parte che riguarda la scuola: sono state recepite le osservazioni dei docenti precari contro la ricollocazione del personale senza titolo di studio, l’eliminazione della deroga al numero complessivo di insegnanti di specializzati di sostegno in presenza di handicap grave e certificato e quelle per l’aumento dell’organico di diritto sul sostegno.
Altre questioni sono però rimaste irrisolte:

1) Cancellazione dei docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento.
Le attuali graduatorie sono piene di docenti di ruolo che usano le GaE come canale per la mobilità snaturando la funzione delle graduatorie che dovrebbero servire esclusivamente per stabilizzare i docenti precari.
Oltretutto il 50% dei posti vacanti è già assegnato ai docenti di ruolo come quota per la mobilità.
Con la cancellazione dei docenti di ruolo dalle GaE si avrebbe la certezza che tutte le future assunzioni saranno destinate a docenti effettivamente precari; oltretutto le graduatorie sarebbero molto più gestibili visto che verrebbe ridotto il numero di iscritti.
2) Scioglimento immediato della riserva per i docenti abilitati Dm85
I docenti che si sono abilitati con i corsi attivati con il DM 85 non hanno ancora potuto sciogliere la riserva, quindi non hanno potuto accedere alle recenti 50000 immissioni in ruolo ed alle supplenze annuali.
Sono necessari quindi i seguenti provvedimenti:
- Ruolo: nomina giuridica dal 1° settembre 2007 per chi si fosse già abilitato e fosse collocato in posizione utile per il ruolo;
- Data fine corsi: tassativamente entro 31/12/2007 incluso esame di Stato, con sanzioni per chi non rispetti tale scadenza;
- Scioglimento della riserva: immediato per tutti coloro che abbiano già conseguito l’abilitazione e contestuale al conseguimento dell’abilitazione per tutti coloro i cui corsi debbano ancora terminare, in modo tale da poter concorrere almeno alle rimanenti supplenze brevi da assegnare nel corrente A.S. 2007-08;
- Corsi non ancora attivati: Il MPi proceda con immediatezza a fornire alla SSIS Lazio gli elenchi degli aventi diritto, secondo quanto stabilito dalla nota prot. AOODGPER 22100 del 20 novembre 2007, affinchè tali corsi possano trovare attuazione nei tempi previsti dalla Convezione stipulata in data 16 novembre 2007 dal Dott. Masia (MiUR), Dott. Fiori (MPI) e Prof. Guattari (SSIS Lazio). Con l'auspicio che, stavolta, i Ministeri competenti sappiano muoversi nel rispetto dei tempi concordati e sottoscritti e nell'assoluta certezza che il Prof. Guattari saprà dimostrare la medesima perizia, scrupolosità ed attenzione già dimostrata con l'attivazione dei percorsi "ordinari" del DM 85/05 gestiti dalla struttura da lui dirette (SSIS Lazio), una delle poche a far partire e terminare i corsi nei tempi previsti dal DM 85/05.
3) Un maggiore impegno contro i tagli agli organici e a favore di una scuola pubblica di qualità
Una scuola che sia veramente di qualità non può prescindere da organici e finanziamenti adeguati: la finanziaria prevede il taglio di 33000 cattedre in 3 anni, con conseguenze drammatiche per il diritto allo studio e la qualità della didattica.
L' attuale governo non considera la scuola pubblica gratuita ed aperta a tutti come una risorsa vitale per lo sviluppo del Paese su cui investire risorse e professionalità, ma solo come un peso, mentre i finanziamenti alle scuole private vengono aumentati.
4) L'immissione in ruolo sul sostegno da GaE dei docenti che possono vantare più anni di esperienza
In questi anni tanti docenti sono entrati di ruolo senza aver fatto un solo giorno di servizio sul sostegno solo perchè erano in I o II fascia GaE, a discapito dei ragazzi diversamente abili e di tanti colleghi che hanno maturato professionalità e competenza.
E' necessario immettere in ruolo sul sostegno da GaE i docenti con più anni di esperienza in questo delicato campo di insegnamento, PRESCINDENDO DALLE FASCE DI APPARTENENZA NELLE GRADUATORIE, per evitare che "il sostegno divenga solo un ascensore, un grimaldello per arrivare prima al ruolo" (parole del Min.Fioroni).

I docenti precari chiedono quindi che il Parlamento si impegni nella risoluzione delle questioni poste in questo documento.

I docenti delle associazioni
CIPNA (Comitato Insegnanti Precari Non Abilitati - www.cipna.it)
Forum PrecariSalerno (www.precarisalerno.forumup.it)
Forum Precariscuola (www.precariscuola.135.it)
Blog PrecariaMente (http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/?r=87848)___________