8 Agosto, 2008 - 02:18

Economia, ambiente, clima, beni comuni e territorio

08/12/2007 - 14:00
08/12/2007 - 20:00
Etc/GMT+1

Contiene due sottogruppi

Contiene due sottogruppi:
agricoltura
infrastrutture e mobilità

Iscrizioni chiuse per questo evento

commenti

ambiente

Esistono due approcci per iniziare un discorso sui temi ambientali.
Il primo è quello di un progetto utopico di ripristino di una situazione ambientale primordiale, che spesso non tiene conto della normale evoluzione del pianeta ( come ad esempio l’ aumento della temperatura, anche se l’uomo ha dato una bella accelerazione); l’altro tiene conto delle realtà odierna e soprattutto della cultura che ha prodotto tale situazione. Il rischio è di confondere la sostenibilità debole, in cui è possibile ridurre il capitale naturale per rimpiazzarlo con capitale monatario, e la sostenibilità forte, che assume come principio di base l’insostituibilità della natura.
L’avvio verso una politica “ecologista” rischia di non concretizzarsi se non si parte dal presupposto che è necessario conoscere a fondo l’ambiente su cui intendiamo operare, conoscerlo dal punto di vista biologico, naturale, ma anche soprattutto sociale e culturale. Dobbiamo necessariamente entrare nella fase dell’economia della conoscenza, il cui il sapere è l’elemento fondamentale.
Mi vanno bene i forum di discussione, ma attenzione che conoscenza, cultura, stato sociale e ambiente non sono argomenti che possono essere trattati separatamente. Io appartengo a quei pochi che abolirebbe gli Assessorati e Ministeri all’Ambiente, prova ne è che anche quando un Assessore è preparato e consapevole riesce a fare ben poco!!.
In particolare mi occupo di Ambiente marino che è una sottospecie di problematica all’ambiente, nel senso che ci coinvolge solo per la morte delle balene nell’Oceano, per i disastri che causano le petroliere (sempre lontano da noi, perché il disastro Haven, in mar ligure non è mai stato approfondito a causa dell’attività turistica).
I nostri amministratori sono spesso favorevoli alla costruzione di porti e porticcioli, di barriere sommerse, di impianti di acquacultura, di azioni di ripopolamento di specie marine, motivati dalla vecchia concezione di posti di lavoro e di crescita allo sviluppo. L’unica differenza è che ora aggiungiamo alla parola sviluppo, la parola sostenibile .
Ne vogliamo parlare? Nadia

sinistra

la sinistra come la vedo io

http://it.youtube.com/watch?v=eMx6JWOg01M

e un blog

http://sinistradelfia.blogspot.com

per chi volesse contattarmi
adigilio2003@yahoo.it

Antonio Di Gilio

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Partecipazione a workshop

Volevamo partecipare come Associazione Luigi Pintor anche a questo workshop, ma non riusciamo a venire dalla Sardegna. Un forte augurio di buon lavoro. Ci rendiamo disponibili ad altri eventuali incontri tematici di questa natura: da docente di beni culturali e ambientali non posso non sottolineare come sia difficile la separazione fra gli ambiti, e come il campo 'beni culturali', afferente anche ad altro workshop, trovi agevole, utile e forse più adeguata collocazione in questo. La Sardegna offre uno scenario di relazioni fra ambiente, territorio, cultura e beni comuni da rendere meglio afferente a questo 'campo semantico' la stessa questione 'beni culturali'-

Alcune nostre riflessioni sono già disponibili sul nostro quindicinale on line
http://www.manifestosardo.org

Un caro saluto

Marcello Madau, Associazione Luigi Pintor

NATURISMO - CULTURA - STILE DI VITA - LEGISLAZIONE

Ciao a tutte/i,

e grazie dello spazio che mettete a disposizione.

Mi chiamo Leonardo, ho 35 anni, ed è la prima volta in assoluta che utilizzo uno spazio di "sinistra", se posso definirlo così.

Non so nemmeno se sono di sinistra, sicuramente vengo da molto lontano e non sono convinto di voler stare qui.

Rimane il fatto che oggi, nel mio spirito, questo spazio appare come il meno lontanto da me stesso.

Sono naturista da 20 anni, forse molti di voi sanno che significa e forse alcuni no. Oggi faccio anche parte del direttivo di un'associazione naturista storica, l'A.N.ITA. (www.italianaturista.it).

Il naturismo è quello stile di vita fatto di nudità - praticata socialmente, nel rispetto degli altri e dove possibile - di salutismo e di ecologismo. In sintesi rispetto verso se stessi, verso gli altri e verso la natura.

La nudità è da intendersi come condizione normale e naturale dell'essere e lungi dall'avere valenza esibizionistica o sessuale.

Direi anzi che la pratica della nudità sociale vuole essere uno strumento per riappropriarsi di quell'unità tra anima e corpo nella sua interezza e tra noi stessi e la natura. E' una nudità più spirituale che fisica, anche se si parte dal fisico. Sicuramente non è una nudità estetica, forse etica.

Il naturismo, ampiamente diffuso in stati come la Germania, la Spagna e la Francia, dove esistono leggi che lo regolamentano, qui in Italia è ancora fuori legge.

Disegni di legge sono presenti, da diverse legislature, nella commissione Affari Sociali della Camera e lì regolarmente muoiono.

Si potrà mai arrivare a qualche risultato in materia? Anche in questo campo le regioni e gli enti locali stanno cominciando a supplire alle carenze romane con leggi ad hoc (Regione Emilia Romagna) o con ordinanze comunali (comune di ravenna sul Lido di Dante).

Non dimentichiamo, che oltre alla valenza ideale e di valori, il naturismo all'estero è anche uno dei cardini del turismo e sicuramente l'Italia, arretrata in materia, credo anche per ragioni storico-religose, perde ogni anno decine di migliaia di turisti.

Mi auguro che si abbia la forza per far allineare l'Italia all'Europa anche in questa materia.

Non sono un'estremista, per mia natura e carattere, ma di certe volgarità non se ne può più.

ELENCO DELLE VOLGARITA' (ordine casuale):

1 - IL MANCATO RISPETTO DELLA NATURA
2 - I SUV
3 - IL MARKETING
4 - LE SIGARETTE PER TERRA
5 - LO SCEMPIO DEL TERRITORIO
6 - LA CRESCITA COME VALORE A PRIORI
7 - LA MANCANZA REALE DI LIBERTA'
8 - L'ESSERE CONTROLLATI
9 - IL CAPITALISMO SENZA REGOLE
10 - L'UOMO SENZA COSCIENZA CRITICA

Buon lavoro e buon futuro a tutte/i

Leonardo - Milano
naturist_sailor@hotmail.com

ecoturismo in arcobaleno

Il mio sito Arcipelago è gia da circa 4 anni fà in tema: www.arcipelagoverde.altervista.org

Roberto

PERCHE' DUE WORKSHOP SEMPRE PIU' SIMILI?

IL WORKSHOP SU ECONOMIA E LAVORO E' (GIUSTAMENTE) DIVENTATO "ECONOMIA, LAVORO, QUALITA' DELLO SVILUPPO"

QUESTO E' (ALTRETTANTO GIUSTAMENTE) DIVENTATO "ECONOMIA, AMBIENTE, CLIMA, BENI COMUNI, TERRITORIO"

PERCHE' NON UNIFICARLI?

uniamo tutte le nostre risorse

Uniamo la sinistra e le sue risorse. Pe chi volesse contattarci http://associazionereds.com, portale di ambiente , sanità, giustizia e cultura

sinistra

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Antonio Di Gilio

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Quali priorità ambientali e pacifiste?

Intanto vorrei sottolineare che il simbolo non è bellissimo, bene i colori dell'arcobaleno, ma la definizione "La sinistra l'arcobaleno" non mi piace e poi graficamente è fatto male.
Penso sarà necessario modificarlo, mantenendo lo spirito che ha portato a fondere i due elementi.
Io avevo suggerito La sinistra - Ambiente e Società.
Per quanto riguarda le priorità ambientali, ce ne sono tante, ma al primo posto metterei il tema delle modificazioni climatiche.
Le conseguenze a livello planetario saranno drammatiche e devastanti, causeranno probabilmente molti più morti e disastri delle guerre.
Non c'è più tempo da perdere, bisogna intervenire con misure adeguate e in tempi molto rapidi. Buona parte del nord è sotto una cappa inquinante per diversi mesi dell'anno, che è causa di gravi problemi respiratori e mortalità dovuta all'aria che si respira, anche in questo caso servono interventi strutturali adeguati alla portata del problema. Ridurre il traffico privato a favore di quello pubblico, mettendo a disposizione le risorse necessarie, riconversione della mobilità inquinante con quella sostenibile.
Rivoluzione energetica aumentando i fondi per la ricerca, e incrementando l'uso delle fonti rinnovabili, rigettando ogni spinta verso il rilancio del nucleare.
Queste le priorità ambientali, che ho solo enunciato.

La sinistra dovrà essere "Pacifista" senza esitazioni e senza compromessi, la recente votazione in finanziare di enormi finanziamenti per il riarmo è un esempio assolutamente negativo che non si dovrà ripetere.
La lettera di Alex Zanotelli, qualcuno dovrebbe leggerla in assemblea Domenica, oppure invitarlo perchè sia lui stesso ad esprimere tutta l'indignazione del movimento pacifista.
Se dovremo stare in un ipotetico governo prossimo venturo, sotto ricatto del P.D. o di altri e dover ingoiare queste schifezze meglio una sana opposizione, non mi sembra che nel programma dell'Unione si parlasse di riarmare l'esercito in modo così massiccio.
Riporto di seguito la lettera integrale di Zanotelli.

Giuliano Garagnani
Modena
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Napoli,16 novembre 2007

FINANZIARIA , ARMI , POLITICA CHE VERGOGNA !

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale ( la cosiddetta Cosa Rossa ) abbia votato , il 12 novembre con il Pd e tutta la destra , per finanziare i CPT , le missioni militari e il riarmo del nostro paese.
Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media, Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace “.
Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto.
Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi.
La “frittata “ era già fatta . Ne sono rimasto talmente male,da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione, la mia rabbia.
Delusione profonda verso la Sinistra Critica che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli.
E sono fior di quattrini ! Non ne troviamo per la scuola , per i servizi sociali , ma per le armi SI’ !
E tanti !! Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro : un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007
,che già aveva aumentato il bilancio militare del 12 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 23 % !!
Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti.
Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 ( i cosiddetti Joint Strike Fighter )
Sono i nuovi aerei da combattimento ( costano circa 110 milioni di Euro cadauno ).
Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto , a Washington , lo scorso febbraio , il protocollo di intesa.
In Senato , alcuni ( solo 33 ) hanno votato a favore dell’ emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009 , 918 milioni per il 2010 , 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012 ! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra ,anche la Critica , abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli.
Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota ! Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica .
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo : una stampa sempre più appiattita !
Ma ancora più grave è il nostro silenzio : il mondo della pace che dorme sonni tranquilli.
E’ questo silenzio assordante che mi fa male . Dobbiamo reagire , protestare ,urlare! Il nostro silenzio , il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva , pazzia eretta a Sistema . E’ il trionfo di “O .Sistema”.
Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

Alex Zanotelli

TURISMO E VALORIZZAZIONE TERRITORIO

Sono Davide Musarra , operatore e consulente nel mondo del turismo, mebro giunta nazionale Assoviaggi. Insieme al PdCI di Forlì abbiamo organizzato un convegno su Turismo e Territorio specificando le potenzialità del settore come " grimaldello" per portare avanti temi come quello della Decrescita, della valorizzazioni del ciclo corto e della tipicità delle produzioni, dell'albergo diffuso, di gestione del territorio in chiave di valorizzazione e riconversione di qualità. Il turismo ha grandi potenzialità ma và gestito, per evitare che se ne impadroniscano grandi multinazionali o fondi immobiliari già presenti sulla scena.
Saluti Davide Musarra
davide.musarra@tele2.it

Valorizzazzione del territorio, ecoturismo, pastorizia

Vorrei porre l'accento sulla necessità di ampliare il discorso anche alla valorizzazione ecoturistica del territorio e la salvaguardia della pastorizia transumante, ottimo strumento per salvaguardare le biodiversità locali e impedire gli incendi. Inoltre, abitando nei pressi del Parco di Veio, vorrei richiamare l'attenzione sulla mancata valorizzazione ambientale di questo parco regionale, a nord di Roma, dove l'abusivismo edilizio impera, i sentieri per pedoni, appassionati di ippica, ciclisti e semplici turisti devono essere ancora creati e strutturati, in modo da rendere il parco fruibile e "vendibile" dal punto di vista degli itinerari turistici. Il tutto in una natura che ospita una fauna stanziale e migrante unica.
Tiziana Boari
t.boari@libero.it

Parco di veio?

Colgo con interesse il suo messaggio, mi chiamo Marco papi e sono un agricoltore che ha lavorato per la creazione della riserva naturale del Litorale Romano.
Un conto è essere appassionati di verde ed ambiente e a quanto pare un conto è essere amministratori, infatti nella "nostra" riserva del Litorale sono costanti i Vostri stessi problemi,purtroppo anche in altre zone protette Romane sono costanti le stesse lamentele. E se non lasciassimo solo a queste pagine questo nostro malcontento? Se le fa piacere sentiamoci via mail, per inciso sono, ero?,comunque sempre ambientalista e agricoltore. portavoce dei verdi in Fiumicino.
Cordiali saluti.

sinistra

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Antonio Di Gilio

Industria

Spero che si possa fare anche un inizio di discussione sui temi dell'industria; sulle modalità organizzative della produzione del 20° secolo e su quelle dell'era della globalizzazione.
In particolare mi aspetto una riflessione che tenga conto della necessità di definire una nuova politica industriale, che incominci a fare i conti con la constatazione che il "distretto industriale" come modello sia fallito e che bisognerebbe ripartire dai settori, dalle filiere e dal Mezzogiorno.
Ciao a tutti.
Giuliano

Politica Industriale- La proposta di Gallino e altri

Salve a tutti i compagni
Sono pienamente d'accordo
Con Giuliano sull'esigenza di parlare all'interno de workshop di una nuova politica industriale.
Vi propongo uno stralcio preso dall’articolo di Luciano Gallino e di altri Compagni che potete trovare su questo sito:
Per essere efficace la sinistra deve assumere l'orizzonte del lavoro esprimendo una più avanzata cultura politica: 1) alla necessaria azione per la redistribuzione della ricchezza deve aggiungersi una capacità di intervento nelle fasi di produzione delle risorse; 2) alla politica alta senza soluzioni operative deve affiancarsi un'adeguata attenzione per il come, ovvero per il governo dei processi; 3) alla vertenzialità, alla prassi emendativa della politica dei moderati deve unirsi una generale proposta di sviluppo qualificato attraverso una nuova programmazione….

Quindi rilancio la loro proposta che in uno dei workshop si discuta la programmazione delle politiche industriali al fine di costituire una commissione della sinistra con il compito di articolare un progetto politico-economico complessivo, approfondendo lo studio di alcuni macrotemi che vi sono implicati: politica economico-ambientale delle risorse idriche ed energetiche; governo del territorio; politica della casa, welfare e inclusione sociale; innovazione-ricerca come governo della politica industriale e qualificazione dei distretti

Inoltre vorrei dire una cosa sul simbolo….è proprio brutto!!
Fare la sinistra unita è un imperativo categorico! È un nostro dovere al quale non ci possiamo sottrarre. Lo dobbiamo fare in nome dei lavoratori, dei deboli e degli oppressi e quindi piuttosto di mandare tutto all’aria per un simbolo preferisco tenermi questo qua.
Detto questo, il simbolo è proprio brutto, ma veramente brutto!!
Posso capire che qualcuno non si riconosca nella falce e martello ma quel simbolo non dice niente.
Il rosso, bandiera storica di tutti i partiti che hanno difeso i lavoratori e gli oppressi e il verde degli ecologisti che per la prima volta hanno posto l’accento sulla necessità di una politica basata sull’ambiente sono stati sostituiti da uno smunto bianco che penso non dica nulla né agli uni né agli altri.
Quindi propongo che si lanci un concorso di idee per la realizzazione di un nuovo simbolo.
Un simbolo che non può prescindere, secondo me, dal rosso e dal verde delle bandiere storiche della sinistra: la bandiera rossa e la bandiera verde.

Enrico Zini

contributo

Non posso partecipare all'Assemblea di Roma, ma sono molto interessata a fornire il mio piccolo contributo. Mi occupo per lavoro di consuleze ambientali e in particolare di ambiernte marino e fascia costiera. Vivo a Savona e lavoro a Genova. chi vuole mi può contattare e da parte mia cercherò di partecipare alle iniziative locali. grazie e buon lavoro nadia

Dalla Redazione

per chi fosse interessato contattare la Red.

manifestazione virtuale contro i cambiamenti climatici

Hey,

I just joined a virtual climate change march for Saturday--one of hundreds of thousands of people from around the world demanding action on climate change. Please join me!

Crucial climate negotiations have started this week Bali, Indonesia and it's up to us to make sure the 192 governments there hear an urgent global outcry for action. This Saturday, December 8, a wave of protests and marches will sweep the globe--and Avaaz will make sure it hits the delegates' doorstep by marching in Bali carrying your flag and a sign with the number of people who've signed from your country. Getting involved is easy, just click on the link below to join the virtual march:

http://www.avaaz.org/en/virtual_march_bali/98.php/?cl_tf_sign=1

The world knows what we need: a commitment to start working towards a new binding international agreement immediately. We must show these governments that the call to action is truly worldwide. The more people join, the more powerful the Dec 8 march will become. Send your voice to Bali--sign the petition below and become a part of the virtual march for climate action now.

http://www.avaaz.org/en/virtual_march_bali/98.php/?cl_tf_sign=1

By coming together, we are creating an enormous global roar to remind world governments that they must act now to prevent the climate crisis. It’s amazing what can happen when we work with each other.

Thanks!

sottufficiale dell'aeronautica

militante verde e militare.......c'è posto per quelli come me?
Giovanni - Sardegna

certo! Assolutamente

Certo c'è assolutamente bisogno di quelli come te!
RIcordiamoci che furono i militari israeliani che si rifiutarono di colpire i palestinesi a segnare il principale frotne di opposizione alla guerra israeliana

Europa

quale argomeno Europa?

Grazie

A proposito di disarmo...

Ho letto e sottoscritto, una settimana fa circa, un appello lanciato da padre Alex Zanotelli contro la corsa al riarmo dell'Italia, confermata una volta di più dagli aumenti di spesa per il settore "difesa" contenuti in finanzaria e passati anche grazie al voto dei partiti de la Sinistra. Trovo sia vergognoso che simili notizie siano costantemente e scientificamente ignorate dai mezzi di informazione. Ma la delusione più forte è quella del voto favorevole dei nostri rappresentanti: una sensazione di tradimento, di impotenza di fronte a logiche che, comincio a credere, prescindono dalla rappresentanza politica, dalla tensione ideale, dalla discussione della e con la base.
Sono fermamente convinto che anche di questo si dovrebbe parlare nel workshop dedicato e nell'assemblea. Del diritto dei militanti, del popolo della sinistra, ad essere rappresentato per quello che chiede, per quello che vorrebbe. I nostri rappresentati dovrebbero tornare ad ascoltarci, non continuare a piegarsi a logiche "altre". Da qui si riparte. Dalla possibilità di vedere, di nuovo e finalmente, veramente rappresentate là dove si dovrebbe, le nostre istanze.
Si cambi e lo si dimostri, io ci credo!
RiccaSx (Salento)

I media e la guerra

rino vaccaroDa Gulliver

I media e la guerra

Secondo Clinton sarà una guerra sempre più distruttiva e anche sporca, come ha dichiarato all’inizio del conflitto ; è evidente che per vincere non si può andare tanto per il sottile come è poi puntualmente accaduto colpendo obiettivi civili : case di abitazione ,ponti, treni, televisione ,fabbriche, raffinerie ,colonne di profughi, etc.. con un uso spregevole e ripetuto del così detto “errore” e con un numero di vittime superiore ai bombardamenti nazisti e “alleati” sommati insieme dell’ultima guerra mondiale .
La devastazione della guerra
Non si tratta solo della devastazione di una economia per riportare il paese indietro di mezzo secolo ma di perseguire un obbiettivo eminentemente terroristico ,il tutto ampliato dalla minaccia di prolungare l’aggressione all’infinito nel tentativo velleitario anche se crudele e criminale di destabilizzare il paese senza alternative politiche credibili.
Secondo Jean Baudrillard “bisognerebbe almeno far emergere le ragioni ciniche di questa guerra che si rivela una catastrofe sotto tutti gli aspetti .
E’ di tutta evidenza che la guerra, insieme al suo seguito di lutti e di rovine, comporta anche un intollerabile inquinamento ambientale e una pericolosità che non ha confini per la salute umana , come dimostra la nube tossica ( e sicuramente cancerogena )che si è diffusa nelle terre del Danubio a seguito dei bombardamenti di industrie chimiche e raffinerie , e come dimostra l’uso sconsiderato di proiettili all’uranio esaurito( utilizzati per la prima volta nella guerra del Golfo nel 1991 ) e che hanno causato almeno 10.000 casi negli USA di malattie legate all’esposizione: quali tumori, leucemie e malformazioni.
L’uranio esausto ( posseduto in quantità stimate di oltre 2 miliardi di kg negli USA )ha una radioattività al 60% di quello naturale ed è altamente tossico per l’uomo e inquinante se disperso nel suolo e nell’acqua ed è dunque un’arma a lunga durata i cui effetti non si conoscono ancora e che dovrebbe essere bandita ,come le armi chimiche.
L’uso di tali armi (in dotazione agli elicotteri Apache perché più penetranti nei mezzi corazzati) è senz’altro in netto contrasto con ogni principio umanitario.
Il portavoce NATO Jamie Shea ha affermato: “NATO has not denied that its bombing could create some ecological problems, but it says the Serbs have only their own government to blame”. Si legge in una agenzia di stampa che prosegue “ Serb leaders could avoid any further ecological threats by capitulating. He added that Serb forces were creating their own pollution problem by setting fire to villages in Kosovo” .La NATO non ha mai negato che le bombe creano qualche problema ecologico…..ma i Serbi dovrebbero biasimare il loro governo che si è creato un auto-inquinamento bruciando villaggi in Kossovo.
Come se un crimine ne giustificasse un altro! Di fronte ai massacri etnici bisogna massacrare i presunti colpevoli ! Poco importa che sotto le macerie restino bambini innocenti ; il ragionamento demenziale è che ad una violenza debba corrispondere una violenza centuplicata .
Anche se lo strazio per le vittime è prevalente non va sottovalutata la distruzione del patrimonio storico artistico e naturale , quando la memoria storica ci ricorda che sono la cultura ,la natura e i cittadini inermi a pagare i danni irreversibili della guerra.
Le affermazioni soprariportate si possono accostare ad altre altrettanto irresponsabili pronunciate da un generale :“Non e' un buon Rembrandt “- ha detto il gen. K. Naumann dopo aver avanzato l'ipotesi di bombardare il Beli Dvor (Palazzo Bianco)a Belgrado, dove Milosevic riceve gli ospiti stranieri.
In realta' a Beli Dvor ci sono capolavori del Veronese, Canaletto, Bruegel, Poussin e una biblioteca di 20.000 volumi molti dei quali antichi.
Se queste sono le dichiarazioni di generali e portavoce si possono immaginare quelle dei soldati!
La giustificazione della guerra

Spesso si sente ripetere una domanda che sembra decisiva per giustificare la guerra : che cosa fare di fronte ai massacri etnici ?
La domanda nasconde una affermazione enfatica ma falsa che tutto si risolva con un sistema di comando: un’idea rozza e semplificata dell’operare politico che assume come un assoluto gli aspetti decisionali dei governi e delle organizzazioni militari mettendo sullo stesso piano responsabilità dei governi e dei cittadini, quasi esistesse una unità monolitica .
Va perseguita al contrario la via della ricomposizione dei conflitti e del superamento del solco di odio creato dalla guerra che è come un fiume carsico nella storia che ricompare dopo molti anni e riapre nuove violenze; come potrà accadere anche in Bosnia e Croazia dopo una tregua fittizia e una pace imposta che si basa sulla separazione etnica, sull’esodo di profughi di etnie diverse e sulla nascita di stati etnici o etnico-mafiosi che non potranno reggere all’impatto della storia , anche se sorretti da grandi potenze ,come non hanno retto i governi “quisling” del nazismo.
Il processo di rimarginazione delle ferite è molto lento come avviene in Italia dove la memoria degli eccidi nazisti non è spenta dopo mezzo secolo e così sarà anche nei Balcani; sulle macerie di una guerra che ha raggiunto livelli spaventosi non si costruisce niente .E’ questa l’unica cosa certa .
Si dovrebbe avviare al contrario un processo di fiducia e di ricomposizione umana che è ovviamente molto lento e difficile ,affidato alla volontà e alla disponibilità di molti, al dialogo ,alla tolleranza e anche alla contaminazione culturale e forse ad un ricambio generazionale ,chissà quando e chissà come .
Come un vaso in frantumi più facile da rompere che ricomporne i pezzi ;e nulla sarà mai più come prima .Le macerie più difficili da rimuovere saranno quelle psicologiche e umane. “E’ il mio cuore il paese più straziato” ,scriveva Ungaretti ;perché non è stato raccolto il suo grido di dolore contro la guerra? Perché ,dopo tante guerre un’altra guerra ?Altro che creare le condizioni politiche e militari per l’invasione del Kossovo! Quale che sia la gravità dei problemi nei Balcani certamente la guerra li ha aggravati tutti.
Di fronte a tanta barbarie vanno ribaditi i valori irrinunciabili della pace non disgiunti dalla convivenza paritaria tra culture ed etnie diverse, nel reciproco rispetto dei diritti e dei sentimenti di tutti. Per questo serve dialogo e intese diplomatiche ; l’esatto contrario dell’imbroglio di Rambouillet denunciato dallo stesso Ministro degli esteri italiano.

Il consenso alla guerra

Sembra che i sondaggi esprimano un largo consenso alla guerra in Europa e in USA ma vanno valutati con molta prudenza e non sono certo molto significativi ; come si è visto nell’ultimo conflitto mondiale l’orrore della guerra ha fatto cambiare rapidamente opinione a milioni di persone in poco tempo. I governi della Nato hanno certamente valutato con grande cinismo la possibile incidenza e i modi per contrastare una opinione pubblica contraria alla guerra aerea e ostile ad una invasione del territorio serbo e cercano di creare le condizioni “politiche” dell’invasione .C’è poi l’altra faccia della guerra altrettanto ambigua ,quella degli aiuti umanitari e della gestione del problema profughi che assume anch’essa carattere strategico.
Va denunciato il cinismo tipico dei comandi militari, cui delle sofferenze dei profughi non importa nulla , come dimostra la scelta di opporsi al trasferimento in zona più sicura (come chiedeva il nostro Ministro degli interni)rispetto a quella, a ridosso della frontiera, di Kukes che espone i profughi non solo a inenarrabili sofferenze ma anche a diventare bersaglio di ritorsioni belliche o peggio a diventare pretesto di incidenti prefabbricati per l’invasione del Kossovo. .
“ C'è un interesse congiunto dei governi occidentali, del governo albanese e dell'UÇK a tenere una massa di migliaia di profughi ai confini del Kosovo ha dichiarato Kovac direttore esecutivo ICS (centro internazionale di solidarietà con il Kosovo) di ritorno in Italia dall’Albania “in modo da tenere alta la tensione. Il non far venire i profughi nell'Unione Europea e in Italia vuol dire utilizzarli per mantenere alta la tensione ai confini”.
E naturalmente una strategia “ lungimirante” è quella di scaricare il dramma dei profughi sulle organizzazioni umanitarie ma soprattutto sui paesi vicini: dall’Albania alla Macedonia , le cui economie sono al tracollo.
Inoltre non sono noti i rapporti tra Associazioni di volontariato ,Strutture governative della Protezione civile ,Autorità militare italiana e comando NATO e soprattutto non sono chiari più in generale i rapporti tra missione di pace e iniziative di guerra nei Balcani .
Molti di coloro che hanno prestato soccorso in larga misura esprimono una opinione pacifista , non condividono la guerra e sono mossi da una umana solidarietà ma la loro voce è sommersa dal rumore della guerra.
Mentre il governo albanese è del tutto inesistente ,con un paese già in equilibrio precario invaso dai profughi e dalle truppe NATO e dove le varie mafie si apprestano a gestire un big- business ,con probabili sanguinosi conflitti all’orizzonte.
Dopo il selvaggio bombardamento della televisione Jugoslava e le deliranti dichiarazioni del comando Nato la garanzia della totale libertà di espressione pacifista e contro la guerra dovrebbe essere assunta da parte del governo come un impegno nei confronti di tutti i partecipanti alle missioni umanitarie, ma non è così .
L’operazione Arcobaleno
La stessa operazione Arcobaleno merita un giudizio fortemente negativo per l’ambiguità del messaggio che non parla delle responsabilità della guerra e dell’esigenza (evidente in un ottica di solidarietà) di soccorrere tutte le popolazioni colpite dalla intolleranza etnica e dalle bombe della NATO.
Ciò che conta è l’efficacia emotiva ,di coinvolgimento , il carattere imperativo del gesto (che fa ricordare i manifesti della prima guerra mondiale dove campeggiava un dito puntato per invitare all’arruolamento) , la moltiplicazione del messaggio ,il suo dilagare ,il suo carattere assordante ripetuto ,in tutte le reti radiofoniche e televisive e a tutte le ore. L’aggressività del messaggio rappresenta un prodigioso incitamento che deve andare dritto al cuore del popolo; imponendosi in grande ai crocevia della comunicazione o insinuandosi nelle pieghe della comunicazione privata.
Il bombardamento delle immagini preludeva e accompagnava ieri quello delle artiglierie oggi delle bombe vere :per certi versi le rende possibili .Il messaggio semplice e nefasto è che di fronte ai massacri occorrono altri massacri!
La tecnica della persuasione si è solo raffinata con i mezzi di comunicazione radiotelevisivi ma il suo carattere autoritario è lo stesso degli inizi secolo.
Nonostante i meccanismi di occultamento e di manipolazione dell’informazione i massacri della guerra non possono tuttavia essere celati. ,così come gli “errori” che tutti pensano intenzionali e voluti e che rientrano nella ferocia della guerra. Così come non può essere elusa la domanda, essenziale per milioni di persone, sulla fine della guerra .Anche per il Viet-nam e l’Iraq nonostante le dichiarazioni dei più tracotanti bellicisti , magari per calcolo e convenienza, si è tuttavia arrivati ad una cessazione dei conflitti e così sono terminate tutte le guerre del passato e così potrà succedere anche per questa e per le prossime guerre in programma .“Le potenze imperiali e i gruppi capitalistici scatenano le guerre come le nuvole la tempesta” scriveva J.Jaurés……...fino al conflitto nucleare che ,come è noto, avrà invece carattere irreversibile .
Sta di fatto che nell’era del nucleare le dichiarazioni belliciste, l’ostentazione delle armi e la volontà dichiarata della totale distruzione del nemico ,della “ineluttabile vittoria” e tutto l’armamentario della follia e della stupidità politico –militare sono gli stessi dei conflitti ottocenteschi , proprio come se non esistesse davvero l’orizzonte nucleare che si è aperto da mezzo secolo in modo spaventoso dopo Hiroshima e Nagasaki e che riguarda ormai non solo le superpotenze ma anche alcune potenze regionali, con il possibile sbocco dei conflitti convenzionali in confronti che non escludono il ricorso al nucleare .
La guerra moderna che oggi colpisce popolazioni civili inermi con il ricorso al nucleare militare compie un ulteriore salto significativo di follia con il coinvolgimento nel disastro di tutti i belligeranti (come ha dimostrato l’incidente del nucleare civile di Cernobil che ha sconvolto un’area immensa dal Danubio alla Lapponia .
D’altra parte gli Stati Uniti non hanno mai accettato la clausola di non usare per primi il nucleare proprio per il carattere strategico che la minaccia nucleare ha negli equilibri del mondo .
Tutto questo accresce l’insicurezza ,non solo per la totale inaffidabilità dei vertici politici e militari delle grandi potenze ma in più per un meccanismo “oggettivo” insito nella guerra moderna nel senso di non essere più controllabile da parte della volontà umana e che potrebbe rendere inarrestabile una sequenza terrificante degli eventi.
C’è una domanda essenziale : esistono oggi nel sistema della democrazia rappresentativa e con gli attuali rapporti tra potere e mezzi di comunicazione gli anticorpi per scongiurare il peggio? La risposta non può che essere del tutto pessimistica proprio partendo dalla tragedia di questi giorni: se l’umanità non riesce attualmente neppure a isolare le voci più oltranziste e belliciste e comunque non riesce a condizionare concretamente chi parla di “vittoria finale” e manipola tecnologie di morte, potrebbe essere impossibile domani evitare un conflitto di proporzioni catastrofiche.
Il segreto di ogni guerra

La forma in cui si esprime il bellicismo contemporaneo, e del tutto simile a quello del passato , è il segreto :segreto sulle cause vere dello scatenamento dei conflitti ,sui meccanismi veri di formazione della volontà politica che propende a favore della guerra ( evento questo dello scatenamento delle guerre che resta uno degli aspetti più indecifrabili della storia);segreto sulle strategie ,sui tempi, sugli obiettivi .E’ ancora Baudrillard a scrivere che gli obiettivi……sono mascherati, inconfessati e forse anche oscuri alla consapevolezza degli uni e degli altri. Frasi del tipo :Annientare Milosevic!……. andare fino in fondo… Fino in fondo a che cosa ? si chiede allarmato Non dunque di guerra umanitaria ma di catastrofe umanitaria si dovrebbe ragionevolmente parlare .
Ma le domande sono ancor più penetranti. Che tipo di Europa vogliamo? Una società multietnica è l’esatto contrario dell’imporre con le armi ad esempio uno stato croato che provoca un esodo di profughi serbi ;in altri termini la Serbia di Milosevic fa ne’ più e ne’ meno di quello che fanno i turchi con l’oppressione dei curdi ,Israele con l’oppressione dei palestinesi ,l’Inghilterra con l’oppressione dei cattolici irlandesi etc…..L’America che continua a parlare della pericolosità dell’Islam e delle minacce dell’integralismo ha sostenuto ,pur disprezzandola come le altre , l’etnia kosovara e l’UCK (che gli Usa stessi hanno dichiarato gruppo terroristico in una risoluzione approvata recentemente dall’ONU) consolidando di fatto, con un intervento militare irresponsabile , la pulizia etnica .
Tzvetan Todorov su Repubblica del 29 aprile osserva : “è sicuramente deprecabile ma i serbi ,incapaci di colpire gli aerei che sganciano le bombe se la prendono con quelli che appaiono non solo alleati ma causa indiretta dei massacri compiuti dai bombardamenti NATO” e aggiunge con grande lucidità: ” è giusto garantire i diritti degli individui e la protezione delle minoranze ma la scelta della secessione se generalizzata avrebbe conseguenze sconvolgenti per tutta l’Europa” .
E’ quindi indispensabile scartare alcune cattive soluzioni :Sicuramente non è bombardando una delle popolazioni in nome dei diritti dell’altra che si installerà in esse un rispetto reciproco maggiore :dunque un colossale errore strategico .…..non è vero che la scelta sia tra la viltà dell’indifferenza e il caos dei bombardamenti” Purtroppo tuttavia l’interventismo e il decisionismo hanno sempre lambito e suggestionato la sinistra.
Aspetti meta-linguistici della propaganda di guerra

Le parole proposte e imposte dalla propaganda sono qualche cosa di più di una intromissione superficiale ,sono il segno di una dipendenza culturale Che cosa sono le popolazioni se non la cassa di risonanza ideologica e umanitaria dell’informazione?

Cattiva maestra televisione

Nel volumetto di K.Popper “Cattiva maestra televisione” si legge una puntuale affermazione di Ch.Clark”sono gli stessi network a contraddire la tesi che la televisione non influenza i comportamenti D’altra parte se la tv non avesse influenza sugli spettatori come si spiegherebbero i miliardi di dollari spesi ogni anno in pubblicità televisiva . Ciò è del tutto vero; anche se tra informazione e pubblicità esistono differenze , la tv è essenzialmente un mezzo pubblicitario e assume un ruolo informativo e anche oggettivamente formativo……ma è molto carente come strumento di socializzazione :occorre capire questo fatto .Il dialogo tra persone con la ricchezza intellettuale ed emotiva che essa comporta , che è alla base dell’agire politico ,viene totalmente frantumato nella civiltà della spettacolarizzazione televisiva e sostituito da un rapporto autoritario emittente –ricevente.
Non c’è spazio alcuno per la riflessione perché le immagini e le parole si susseguono e incalzano e soprattutto rivendicano e ottengono una attenzione totale; non c’è materialmente il tempo di verificare le fonti ,di ragionare sulle notizie ….e gli effetti si vedono! Molti dei messaggi del potere sono veicolati e passano in larga misura nella mente e nella coscienza dei cittadini.
Secondo R.Slaby psicologo dello sviluppo ad Harvard c’è un effetto aggressore (immedesimazione con il ruolo dell’aggressore) effetto vittima (di chi si immedesima ad esempio con le vittime dei bombardamenti ) ed effetto spettatore (aumento dell’indifferenza verso la violenza)
Quest’ultimo lo si potrebbe definire ”effetto oblomov “ : masse totalmente passive che piacciono molto ai generali e ai politici bellicisti che si rallegrano quando i sondaggi confermano l’elettroencefalogramma piatto della società politica e civile e si può quindi continuare lo sporco lavoro della guerra senza essere disturbati ; perché le reazioni da controllare sono quelle di massa mentre quelle individuali si sa bene come contenerle.
Ch.Clark scrive: “Grazie alla tv un bambino americano assiste in media a 8 mila omicidi e a 100 mila atti di violenza prima di aver terminato le scuole elementari “ e Popper, a sua volta, si chiede in che cosa consiste la civiltà se non nel ridurre la violenza tra cittadini e tra nazioni ? Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione .La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico….è accaduto purtroppo che la televisione è divenuta un potere politico colossale (non controlla la politica perché è essa stessa la politica) Essa è diventata un potere troppo grande per la democrazia.

Le tetre parole della guerra e della morte

In un altra parte del libro ” L’officina della guerra” Antonio Gibelli analizza come le parole di patria servano a dare un senso a una morte senza senso; sono parole che vengono consapevolmente invocate come mezzi di resistenza di fronte al dolore e alla morte.
Il soldato apprende in fretta e con fatica da un universo linguistico estraneo e lontano ……la modernizzazione della guerra è anche adozione su larga scala di messaggi verbali stereotipati e di forme concrete di organizzazione del consenso Chi ha ascoltato qualche intervista a militari ,i famosi “ top-gun” ad esempio, si sarà fatto un’idea del deserto culturale di questa soldataglia , la meglio pagata del mondo.
Il soldato della prima guerra mondiale aveva orrore della guerra; La miserabile subalternità ai comandi militari di oggi è la stessa di ieri ,ma gli attuali militari sono molto orgogliosi dei loro massacri. Diversa è l’esperienza della morte e diversa è la retribuzione per il peggior mestiere del mondo. I soldati di inizio secolo erano felici di scampare alla guerra, non certo di uccidere ; anche se oggi la morte è più tecnologica resta quel groviglio di melma di sangue e di merda di cui parlava Fenoglio………”.vedendosi cadere tante e tante vittime davanti agli occhi verebe l’idea di fugire “ scrive un soldato illetterato e qui la differenza è abissale con il compiacciuto consenso ,le frasi demenziali ,da caserma ,scritte sulle fiancate delle bombe e degli aerei :una sub-cultura da indagare che si rivela altrettanto nella oscena esibizione dei generali e degli “opinion makers” in televisione Sono il segno di un imbarbarimento e insieme dei limiti culturali che li caratterizza a tutti i livelli.
Parole apprese in fretta e con fatica da un universo linguistico estraneo e lontano ; si pensi a quel povero Gutierrez caduto prigioniero dei serbi ;quale storia: dal paese di origine all’arruolamento nell’esercito USA, alla cattura e alla fortunosa liberazione ! Ma qualcuno ci mette la retorica della patria e qualcun altro rischia la vita .E’ questa la dicotomia profonda tra chi scatena la guerra e chi la subisce.
In Europa , a livello popolare, è sempre prevalso un concetto negativo della guerra una lontananza culturale e un antagonismo ;oggi anche questa chiara distinzione si è annebbiata :la destrutturazione della politica pulita è arrivata a compimento.
L’orrore della modernità

L’organizzazione massificata della cultura e del tempo libero prelude alla organizzazione della guerra e, come corollario indispensabile, alla subalternità .
Lo stupore della modernità diventa l’orrore della modernità .E’ una subalternità che viene da lontano. Con la modernità industriale e le guerre di massa moltitudini enormi subiscono uno sfruttamento e un’usura crudeli ,la costrizione nelle fabbriche e nelle caserme di una disciplina durissima a contatto con le tecniche e le macchine della guerra moderna che è anzitutto un meccanismo omologante, di riduzione delle diversità, e di una nuova radicale espropriazione del tempo e della vita in una combinazione di efficienza e di annientamento .
Anche chi non partecipa alla guerra è trascinato in un processo di attenzione inarrestabile che contraddice la molteplicità degli interessi informativi e culturali; ai cittadini inermi non resta che dipendere dalle dichiarazioni spesso demenziali di politici e militari. Un sopruso immenso.
Parlando della prima guerra mondiale è ancora Antonio Gibelli che parla : “ ogni traccia di stupore ed entusiasmo tra i soldati si convertirà nell’angosciosa situazione di essere entrati in un meccanismo inesorabile in quanto insensato ,in un processo metodico ma senza scopo e senza fine “.
Pensiamo ai 600 voli in un giorno dalla base di Aviano per portare distruzione e morte in Jugoslavia e osserviamo come tali azioni sciagurate siano presentate e considerate come un lavoro ;un lavoro come un altro ,come quello del giornalista che racconta le gloriose imprese con tono professionale, senza tradire emozioni ,perché così vuole il buon giornalismo!(ma se necessario si possono mettere avanti le emozioni, come conviene ,spregiudicatamente )
Il buon soldato è innanzitutto un buon lavoratore abituato alla regolarità e alla disciplina. C’è la prossimità incredibile della morte ma anche la monotonia di compiti ripetuti, l’ininterotta sequenza di giornate sempre uguali ,con un deserto intellettuale e culturale che sovrasta tutti .La macchina della guerra è un evento indipendente dalla volontà dei singoli ,sottratto al loro potere e persino alla loro comprensione .Un lavoro eminentemente alienato che conclude e sancisce una alienazione già altrimenti presente nella società tecnologica post- industriale .
Le parole della guerra le parole della pace

Forse le parole della guerra sono più semplici? Forse le parole della pace fanno pensare ed è questo un esercizio mentale faticoso che potrebbe indurre sensi di colpa ,ansia ,disagio.........mentre l'odio per il nemico semplifica le motivazioni della guerra .Si potrebbe anche fare un confronto tra questa e le guerre del passato :ritornare fino all’inizio del secolo alla prima guerra mondiale quando l'informazione di parte la propaganda e la menzogna erano intrecciate; un pò come oggi ma con il dispiegamento di una rivoluzione mediatica in atto per molti versi inafferrabile, specialmente nei rapporti con il potere e la sua struttura di comando ,una struttura statuale e autoritaria che caratterizza il nostro tempo .Quanto più si parla di liberismo e di libertà individuali tanto più si perdono interessi collettivi ,diritti e libertà di tutti.
Basterebbe pensare al ruolo della radio e della stampa nelle prime guerre di massa e quale ruolo abbia giocato a sostegno del potere ;un mezzo che rende protagonisti pochi e subalterni molti...........
E poi c’è da parlare del controllo delle fonti e della loro manipolazione; l’esatto contrario del diritto-dovere ad una informazione completa e obiettiva perché corrisponde all’esigenza di veicolare messaggi monocordi e unidirezionali. Che cos’altro sono gli stereotipi della propaganda a favore della guerra? la tremenda semplificazione, fino alla tautologia che il nemico è il nemico e va distrutto? Il messaggio è martellante ,le immagini crudeli ,l’insistenza ripetuta :che di fronte alla infamia del nemico c’è l’ineluttabilità della guerra !
L’affermazione di Mc Luhan che il medium è il messaggio va verificata nel senso che la parola non è certamente la stessa se è la parola di una conversazione privata o di un articolo di giornale o di una trasmissione radiofonica o televisiva.
Il rapporto tra la parola e il mezzo di trasmissione (giornale, radio, tv ,internet etc….) è complesso e il discorso sulla complessità porterebbe lontano. Le parole sono veicolate da vari strumenti di comunicazione , a livello iconografico dalla forza evocativa della fotografia , dalla ripresa tv , dalla radio ma anche da giornali, manifesti e oggi anche da Internet dove oggettivamente per le ovvie sinergie con il restante sistema dei media vengono facilitati gli accessi ad alcuni siti e occultati altri; quando non bombardati come è avvenuto con l’agenzia Tanjug colpita insieme alla Televisione di Belgrado ( naturalmente nel meritevole tentativo di non far vedere ai serbi le immagini degli effetti dei bombardamenti NATO sulla popolazione civile) .

Il nullismo strategico della guerra

Il Presidente del consiglio italiano in visita negli Usa quando ha capito che la sola minaccia della guerra non sarebbe bastata ha chiesto al Presidente degli Stati uniti che cosa ci sarebbe stato dopo le bombe e la risposta stupefacente ma chiara è stata :altre bombe! Come stupirsi poi se , dopo il bombardamento della televisione Jugoslava , rispondendo ai giornalisti ha ricordato loro con un sorriso che la guerra è guerra ?Il nullismo strategico della guerra è tutto qui : nella ottusa negazione di un processo di pace ,nel vaneggiare sull’annientamento del nemico,nel non avere alcuna idea della necessità assoluta di una composizione equilibrata dei diritti di tutti e nel puntare al contrario alla sopraffazione fidando nei rapporti di forza favorevoli .
Che cosa c’entra la guerra “umanitaria” con tutto questo? Ovviamente nulla perché si tratta di una contraddizione in termini ,di parole tra loro antitetiche ……non conciliabili “per la contraddizion che nol consente “come direbbe il padre Dante
L'aspetto più sconvolgente di questa guerra "umanitaria" è che le analisi non mancano anche a livello europeo e Usa;e anche molto lucide sulla follia della guerra e dei suoi protagonisti ;ma non tali tuttavia da incidere sui governi e sulla stessa opinione pubblica ,se non in modo del tutto marginale.
Noam Chomsky in un lucido articolo su Repubblica (che non riscatta questa testata dalle sue scelte miopi e belliciste ) riprendendo un saggio di Sean Murphy ricorda altri esempi di interventi “umanitari”: l’aggressione giapponese contro la Manciuria per difenderla dai banditi cinesi ,l’invasione dell’Etiopia per ordine di Mussolini per liberare migliaia di schiavi e diffondere la nostra civiltà ,l’occupazione nazista della Cecoslovacchia per difendere i tedeschi dei Sudeti e si potrebbe continuare .
L’interrogativo quindi è il seguente : perché è così importante mascherare la crudeltà e lo sconcio della guerra con finalità nobili? Potrebbe sembrare un omaggio al ruolo dell’opinione pubblica ( pur ingannata e manipolata ma il cui consenso è pur sempre indispensabile) ma non è così se non in modo del tutto marginale .
Nato e governi europei non temono infatti una opinione pubblica ostile e pacifista ,anzi a leggere certe dichiarazioni sembra che l’ultima preoccupazione certamente sia quella democratica ,del consenso dei cittadini e delle istituzioni che infatti, , sono state del tutto ignorate unitamente a leggi e trattati internazionali .

Il diritto e la guerra

Il diritto e la guerra non vanno d’accordo infatti come è accaduto in questo conflitto è stata travolta l’Onu con il suo Statuto , stravolto lo stesso Trattato istitutivo della NATO ,a dimostrazione del carattere meramente aggressivo e non legale della sua azione .Dobbiamo dare atto, a cinquant’anni dalla nascita del patto Atlantico, che sono stati lungimiranti i deputati che si sono opposti strenuamente nel Parlamento italiano ad una intesa militare non difensiva ma aggressiva che ha imposto un ruolo sempre subalterno e umiliante ai nostri governi fino alla emblematica tragedia del Cermis dei giorni nostri.E non era esagerato il giudizio sprezzante di cupidigia di servilismo!
Non ultima vittima del diritto vilipeso l’articolo 11 della nostra Costituzione il cui richiamo è diventato una bandiera del pacifismo e della opposizione alla guerra : la guerra non è un mezzo per la soluzione delle controversie internazionali.

Violenza e tv

Un fenomeno parallelo riguarda la dose sempre maggiore di violenza per un pubblico sempre più assuefatto e cinico .Quindi primi piani sullo spargimento di sangue , le lacrime in diretta tv, domande spietate che non si fermano di fronte allo strazio e al dolore perché c’è da dimostrare una tesi ,suggerire una lettura di parte ,sostenere l’opportunità della guerra .Ciò che conta è la spettacolarizzazione della morte e del dolore non considerate in sè ma strumentalizzate per una finalità bieca di rinfocolare odi e desideri di vendetta …….fino alla compiaciuta esaltazione di tecnologie di morte e distruzione e alla oscena esibizione del carattere distruttivo delle armi .Di fronte a tutto questo come non pensare all’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam e alle sue amare e ironiche conclusioni?
Prevale il carattere tetro, autoritario della guerra ,che nega ogni progetto di felicità ,di pacifica convivenza, di componimento delle ragioni dei conflitti a partire dal riconoscimento dei diritti e dei legittimi interessi degli altri e della necessaria autocritica per scelte avventate o sbagliate .
Dietro il legittimo desiderio di notizie vere, di informazione non manipolata sta in agguato l’esatto contrario :una valanga di commenti ,di interpretazioni di parte fino alla totale subalternità psicologica degli ascoltatori
Infine il carattere totalizzante del così detto " pensiero unico" della guerra :che non tollera di essere contraddetto e negato ;che costringe masse enormi a livello mondiale a fare i conti con una vera e propria invasione della guerra anche nel cervello e nel tempo di ascolto delle notizie .L’aspetto più rilevante infatti è la polarizzazione del processo di attenzione sulla guerra e questo , già di per sé, costituisce una grande violenza ; nessuno si può chiamare fuori deve schierarsi ,naturalmente contro il nemico , pena l’accusa di disfattismo ieri e di complicità con i peggiori crimini (massacri ,pulizia etnica etc.)oggi .
Naturalmente mentre le emozioni vengono sollecitate (puntando su di un meccanismo automatico di riflessi condizionati) ogni ragionamento viene visto con insofferenza ,l’approfondimento dei problemi del tutto escluso ,l’accesso alle fonti negato.
Tutto sembra estremamente chiaro: l’infamia del nemico, la sua ferocia, qualche volta la minaccia che rappresenta per la vita di ognuno etc……..e conseguentemente l’obbligo di schierarsi. Ma per chi si ostina ad opporsi alla guerra sono pronti i meccanismi della repressione più violenta , come è sempre avvenuto per i disertori .Non basta la campagna martellante “Arcobaleno” ognuno dovrà contribuire alla guerra gli piaccia o meno.Se si pensa allo spreco immorale di risorse occorrerebbe una obiezione fiscale alle spese militari :ad ogni miliardo speso in armamenti corrispondono 10 miliardi di danni inferti al nemico (vedi tabella allegata). Quì il liberismo non vale, vale il più bieco statalismo e la repressione del dissenso.
Nella opposizione alla guerra emerge una lacerazione profonda all’interno della democrazia politica .
Se non l’unica cosa ma la più importante da conoscere non è la radice del conflitto ma i meccanismi di formazione della volontà politica che lo rendono possibile. Di fronte a tanti orrori occorre ripensare quanto ha scritto Jean Paul Sartre nell’Essere e il Nulla :”Strappare gli occhi ai bambini è cosa profondamente umana ,annotava; infatti non lo fanno né le giraffe né i delfini ma solo gli uomini.
Sartre introduce nella opacità e non trasparenza del pensiero contemporaneo il tema tremendo dei rapporti con il “vivente non umano “ come direbbe Pietro Ingrao.
Una visione antropocentrica è anche una visione aggressiva e bellicista. L’idea sacrificale dell’agnello che salva i peccati del mondo è la prima vittima emblematica della manipolazione e della mistificazione del pensiero, non solo religioso ;e della storia crudele di duemila anni di guerre in Occidente .

Rino Vaccaro

CONTENUTI?

In una categoria così ampia che ricade nell'etichetta "Europa", quali argomenti effettivi ambiamo intenzione di discutere?

via le basi americane

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