Inserito da MARCOMATTIA il 8 Dicembre, 2007 - 17:49
CARI COMPAGNI è CON MOLTO RAMMARICO CHE NN VEDO UN BLOG DI DISCUSSIONE PER GLI STUDENTI.
CI INSEGNANO I NOSTRI PADRI CHE LA VERA RIVOLUZIONE SI FA CON LO STUDIO ( VEDI GRAMSCI, DI VITTORIO...)E NOI STUDENTI UNIVERSITARI, AHIMè, NON SIAMO MESSI TANTO BENE...
compagne e compagni, siamo tutti in lutto per il gravissimo incidente accaduto a Torino, costato terribili patimenti e la perdita della vita a lavoratori sfruttati e sottopagati. Mi chiedo: cosa diavolo ha fatto Bertinotti dopo essere andato a visitare cantieri munito di caschetto trendy all'ultima moda?? NIENTE di NIENTE! Si continua a morire sul lavoro, un giorno sì e l'altro pure! I politici "rossi" fanno gli scandalizzati, ma finora non si vede niente di concreto! Dov'è la Sinistra?? Sebbene non mi piaccia per niente, concordo con l'"azzurro" Marcello Veneziani, quando ad Annozero si chiede dov'è la sinistra anticapitalista, garante dei diritti dei lavoratori...infatti, dov'è? tutte chiacchiere e distintivo! vorrei, ma purtroppo non ho molta fiducia nel nuovo soggetto "multicolore" che sta nascendo, temo che il capitale sia vincente ormai su tutti i fronti...comunque, faccio i miei più sentiti auguri ai "magnifici quattro", di avere coraggio, di non farsi condizionare dal Demone del denaro, e di lottare sempre per i diritti dei più deboli! hasta siempre!
Ci si chiede se esistono ancora le classi! Ma poi si vede che il concetto di classe, ma soprattutto di classe operaia, é ancora sottosviluppato, primitivo, confuso.
I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!
Un contributo ai dibattiti sullo sviluppo del socialismo: parliamo chiaro e contundente dei protagonisti di tutta la lotta anticapitalista, sia in situazione di transizione socialista che con un capitalismo liberista o riformato. Qualche riflessione elementare su cosa sia esattamente la CLASSE OPERAIA OGGI.
Il primo compito di un comunista, oggi piú che mai, dovrebbe essere quello di far chiarezza su questa questione. Assolutamente fondamentale. La classe operaia, vale a dire in concetto di classe operaia, é una faccenda ben diversa dal suo settore lavoratore, vale a dire della sua parte impiegata.
Il termine do OPERAIO denomina ogni persona che DEVE VENDERE LA SUA FORZA LAVORO per vivere, o detto meglio per sopravvivere. Mentre che naturalmente, il LAVORATORE é colui che lavora, che ha un impiego, in generale un lavoratore salariato. Ma é pure un lavoratore un borghese personalmente produttivo, o un contadino che possiede un terreno e lo coltiva, una donna che lavora in casa per la famiglia, una persona che si noleggia sessualmente, un artigiano che dispone di mezzi di produzione, ecc. Ma non tutti sono operai, perché non tutti hanno bisogno di vendere la propria forza lavoro a terzi per campare.
Esiste una classe operaia, ma NON una 'classe dei lavoratori'. Questa é la questione. Che di solito non si riflette molto, oltretutto. Parlare di classe lavoratrice é il gran errore che commettono molti socialisti. Una confusione che si poteva intendere un secolo fa', ma che oggi é inammissibile, in termini materialisti dialettici, cioè critici.
Il concetto di CLASSE OPERAIA, e più ancora di classe operaia mondiale, é invece fondamentale per capirci e lottare in questa epoca di globalizzazione. Fino a quando esista lavoro salariato capitalista, in qualsiasi paese del pianeta.
Il SETTORE LAVORATORE della CLASSE OPERAIA é così importante come il settore DISOCCUPATO, o come lo stesso PRECARIATO che oggigiorno é dominante in molti paese metropolitani. La solidarietà tra loro, tra tutti i diversi settori, é ciò che fa una classe operaia per sé: cosciente del suo sfruttamento reale e della sua situazione generale.
Così, se il precario non lavora in modo continuo, anche quando non lavora é un operaio, allo stesso modo che un disoccupato. Se per vivere hanno bisogno di vendere la loro forza lavoro, e nonostante non producano plusvalore diretto, SONO OPERAI.
Per questa ragione, e qui c'é il centro della questione!, la lotta di classe, tra le due classi dominanti, capitalisti e operai, non corrisponde necessariamente ed esclusivamente alla lotta tra lavoratori e padroni. Lo vediamo giornalmente in molto paesi che pretendiamo sviluppati, dove molti lavoratori, ma soprattutto i loro sindacati laboristi e corporativi, non lottano in favore degli interessi di TUTTA LA CLASSE, bensì per i loro interessi settoriali, regionali e particolari!
Ciò é fondamentale, per capire cosa sta succedendo oggi sul pianeta, e perché risulta così difficile, complicata e contraddittoria la superamento del vecchio e distruttivo modello di sviluppo capitalista e laborista.
Pertanto una lotta operaia coerente non può che prendere in considerazione gli interessi di tutto l'insieme della classe, non solo dei suoi settori impiegati dal capitale, o dallo stato. Nel proprio territorio o in qualsiasi altro paese, visto che oggi simo tutti globalizzati e ci troviamo di fonte sempre di più alla formazione di una classe OPERAIA MONDIALE con interessi globali convergenti.
Inserito da spacehubble il 7 Dicembre, 2007 - 12:40
Da tempo si dice che le classi sono un retaggio del passato, oggi si dice che non ha più senso parlare di differenze di classe mentre è indispensabile e naturale parlare di individui, di persone.
Divide et impera, è questo il paradigma che è stato utilizzato, ieri e maggiormente oggi, come grimaldello per scardinare il sistema ovvero per porre l'individuo al centro dell'universo facendogli credere di essere autonomo e libero di scegliere. Operai e contadini non esistono più? questa è la più grande menzogna che l'economia e la politica hanno messo in campo grazie all'opera certosina della stampa e delle TV. Si è vero, gli operai "vecchio stampo" saranno pure diminuiti, visto il decentramento all'estero della produzione industriale e le nuove tecnologie produttive e ma nel frattempo gli impiegati "vecchio stampo" si sono trasformati in operai della new economy. E i contadini? beh gli italiani che attualmente fanno questo mestiere sono mosche bianche ma dei migranti che li hanno sostituiti qualcuno parla? chiaramente no!
Allora possiamo dire ancora che le classi non esistono più? Oggi, più che mai, è doveroso parlare di differenze di classe perchè il gap tra il "proletariato" e la "borghesia" è aumentato in modo spropositato rispetto al passato. Non ci si vuole però, rinchiudere all'interno di un contenitore sociale di classe per poi piangersi addosso e rimanere indifferenti di fronte alla realtà; no, non è questo lo spirito giusto. Occorre riconoscere l'esistenza e il divario tra i ceti sociali per porrere un freno a questa tendenza del mondo capitalista e per invertire il processo di "precarizzazione" della società. Dobbiamo riprendere il "discorso" che in nostri padri hanno iniziato e purtroppo non completato quasi mezzo secolo fa.
Non perdiamo questa irripetibile occasione per ricreare attraverso il cammino federativo, che dovrà servire a cancellare vecchi rancori e incomprensioni, un vero partito di sinistra.
l'economia è globalizzata e ultraliberista, ma anche protezionista, dipende se fa comodo o meno all'occidente(vedere usa). il lavoro è minacciato dalla scarsità qualitativa e dalla frammentazione dei sindacati, e dalle economie emergenti con meno diritti sul lavoro e con un costo della vita nettamente inferiore, quindi incommensurabile con i costi nei paesi europei-occidentali. bisogna ripensare alle economie nazionali, almeno in parte, gli stati devono avere la sovranità sull'indirizzo politico-economico, perchè altrimenti gli unici mercati che ci rimarranno saranno quelli della qualità, cioè di nicchia in futuro, quando cina e india(e altri)oltre alla quantità punteranno anche sulla qualità. il lavoro deve diventare flessibile, ma a vantaggio anche del lavoratore. un welfare to work un po piu di sinistra rispetto a quello proposto dai radicali in cui le aziende hannio degli obblighi nei confronti del lavoratore ma non l'impossibilità al licenziamento. tuteliamo tutti non solo una parte, eliminiamo la cassa integrazione, piu negativa che positiva, ripristiniamo il tfr mantenendolo però con una percentuale che va ad un fondo comune per la sussidiarietà di disoccupazione. tassare piu il lavoro a tempo determinato rispetto all'indeterminato. far si che il lavoratore durante il sussidio di disoccupazione UNIVERSALE(non come ora) abbia opportunità di corsi di aggiornamento e qualificazione(quelli che ora sono mal-affidati alla regione)e che gli uffici di collocamento vengano ristrutturati e potenziati, in modo da essere efficienti per tutti i cittadini e non solo per i disperati. queste e tante altre cose ci sono da fare, MA LA SINISTRA DEVE CAMBIARE, DEVE SAPER RINNOVARSI, SAPENDO ACCETTARE ANCHE ALCUNE DELLE PRATICHE LIBERALI, MA FACENDOLE DIVENTARE DI SINISTRA.
Rigitans'
Inserito da adigilio2003 il 6 Dicembre, 2007 - 18:52
E' il momento che facciamo un passo avanti.Ormai la "classe operaia e contadina"appartiene al secolo scorso.Gli stessi sindacati da tempo hanno abbandonato queste due categorie rifugiandosi nel sicuro mondo pubblico, in quanto hanno perso il loro potere contrattuale.La delocalizzazione e l'ingresso della Cina nel Wto hanno raggiunto gli effetti desiderati,eliminare le rivendicazioni salariali della classe operaia destinata a sparire inesorabilmente nei Paesi più industrializzati.E' la precarietà il nostro "mostro".Sono i contratti a chiamata o i rinnovi dei contratti a vita gli abomini da contrastare.Visto che il mondo del lavoro è diventato più complesso è necessario rendere la tassazione su di esso più complesso.Sono per una detassazione reale del lavoro stabile e a una tassazione di quello flessibile.La flessibilità è opportuna se consentono a un datore di lavoro di valutare il costo-beneficio dell'assunzione.Ad esempio dal secondo rinnovo del contratto a tempo determinato la tassazione aumenta e così via di rinnovo in rinnovo rendendo obbligato nel breve o l'assunzione o il licenziamento.Ma sul lavoratore successivo qualora il contratto risulti ancora"flessibile"la tassazione da applicare deve essere la stessa dall'ultimo rinnovo adottato in precedenza.Ebbene si.Il mercato massimizza le risorse scarse e quindi attraverso di esso non si abusa(questo è il liberismo economico)
sono assolutamente con te, il nuovo soggetto deve assumere questa contraddizione come valore portante
nello stesso momento in cui assume su di se la contraddizione capitale/ecologia.
un nuovo mondo è possibile.mercato non è capitale,bensi evoluzione. sta a chi ne può disporre indirizzare questa evoluzione.bisogna che tutti imparino ad usare le categorie grandi, la logica, in un mondo ancora strumentalizzato da potenti che usano l'arma della conoscenza, per riprodurre il prorpio potere e la propria nefasta opera.
questo nuovo soggetto ci porta tante speranze. speriamo abbia come primo obiettivo quello di rendere effetiva la partecipazione nell'elaborazione di un pensiero e di un'opera grande che possa tradurre tutto ciò in proposte e fatti che mettano tutti nella necessità di confrontarsi con esse.
primo pensare, partecipare, comunicare.
siamo qui su ecotv, o su internet o di presenza quando e possibile.
con la logica, con la giustizia, con le migliori speranze tutti dovranno fare i conti.
franco rosso.
Sul sito di Alessandro Ronchi (http://www.alessandroronchi.net/2007/12/05/la-sinistra-arcobaleno/) c'è un sondaggio sull'utilità e sulle prospettive della Sinistra-Arcobaleno. Vi invito a votare: ritengo sia interessante per comprendere le idee della base sul percoso unitario (restare una confederazione | trasformarsi presto in partito). Io propendo per la seconda ipotesi (da attuarsi celermente) e il nome PARTITO UNICO DELLA SINISTRA non mi dispiacerebbe. Nel simbolo preferirei che comparisse la 'stella'. La lotta alla precarietà ritengo debba restare uno degli obiettivi principali del nuovo organismo.
sono fermamente convinto che la strada obbligata sia quella del partito unico.
Altre sono scorciatoie e infingimenti.
La siknistra italiana e mondiale non può che avere un partito chiaro di rioferimento che abbia la capacità di definire all'interno della cultura politica del Socialismo un progetto chiaro e alternativo ai modelli di sviluppo dell'occidente e che sappia porsi in maniera chiara rispetto alle contraddizioni, alle ingiustizie che esso produce chiarendo che si è dalla parte degli esclusi, dei più deboli e dei lavoratori, rialnciando il tema del valore e della dignità del lavoro.L a creatività , il futuro delle giovani generazioni devono essere assi di una politica che combatta la società della paura, della precarietà e della mancanza di dignità.
Come hanno scritto altri, anch'io mi auguro che si vada rapidamente verso il Partito Unico della Sinistra. Il nome "La sinistra e l'arcobaleno" per me andrebbe bene anche nel caso diventasse un partito. Non è male la provocazione che ho letto in uno dei messaggi: riconsegnare le tessere dei partiti e chiedere hai segretari formalmente l'iscrizione al nuovo partito fin da lunedì prossimo, sarebbe un modo chiaro ed inequivocale per esprime "dal basso" la volonta di confluire tutti in un unico partito.
c.c.
Il superamento "della precarietà del lavoro e la creazione di un reddito di cittadinanza credo sia il minimo comun denominatore per le politiche del lavoro della nuova (si spera!) sinistra italiana.
Provocazioni.. no.
Stiamo assistendo alla distruzione della sinistra italiana. Il PD ne è una prova, la nuova democrazia cristiana la difesa di quello che è e non la tutela di quello che sarà.
Senza chiare e decise posizioni nei confronti di RACCOMANDAZIONI, BARONIE, PRECARIATO, AMBIENTE e SVILUPPO SOSTENIBILE, MAFIE ed ECO-MAFIE, COSTI DELLA POLITICA, POLITICHE GIOVANILI, ANTI-PROIBIZIONISMO, COSTO DELLA VITA, TUTELA DEI CONSUMATORI non esiste più la sinistra.
Mi appello a voi, che in fondo siete sempre le solite facce.. Avanti con l'ipocrisia e il RADICALISMO di facciata oppure essere abbastanza forti e consapevoli di quello che la società, in particolare quella italiana, sta subendo??
Questa sinistra non solo non ha niente di nuovo da proporre ma si mette anche a fare i capricci per far vedere che fá qualcosa é veramente una vergogna e cosí non si sa dove si andrá a finire i progressisti italiani hanno bisogno di nuovi lider che li rappresentino cosí che sia una sinistra con un'anima che riesca a riunire e non a dividere il movimento per il progresso e le riforme,basta a questi burocrati economicisti,non si vuole solo un lavoro o l'aumento dello stipendio,si vuole una cultura diversa ,una informazione diversa, una televisione diversa,una vita con contenuti, valori, ideali,contro le lobbies ovunque esse siano,basta a questo stato di cose,svegliamoci prima che sia troppo tardi.
Inserito da spacehubble il 5 Dicembre, 2007 - 14:45
La piaga da combattere è l'individualismo che è alla base di tutti i problemi con cui spravviviamo giornalmente; dalle caste politiche, alle corporazioni commerciali, dal caporalato nei luoghi di lavoro, alle clientele nelle istituzioni pubbliche e private, etc. Va ripresa e ampliata, dove ancora esiste, la lotta per i valori che rendono un essere vivente un UOMO. La cultura deve essere il carburante della coscienza.
Altro che confederazioni o robacce simili:
occorre un PARTITO UNICO DELLA SINISTRA ITALIANA
e abbandoniamo sta falce e martello che fa pedere solo voti...
O.M.
ANCH'IO RITENGO CHE BISOGNA ANDARE RAPIDAMENTE VERSO IL PARTITO UNICO DELLA SINISTRA. CREDO CHE I TEMPO SIANO MATURI PER SUPERARE LA LOGICA DELLA FEDERAZIONE. LANCIO UNA PROVOCAZIONE: DA LUNEDì RICONSEGNAMO LE TESSERE DEI PARTITI E CHIEDIAMO HAI NOSTRI SEGRETARI FORMALMENTE L'ISCRIZIONE AL NUOVO PARTITO, IL SIMBOLO CE L'ABBIAMO GIà.
A me sembra che la sinistra oggi non ha rivendicazioni o programmi se non salariali,sembra che la unica preoccupazione sia solo ed esclusivamente un aumento salariale che risolve tutto non ci sono contenuti di tipo culturale o di valori che vivifichino il vivere di tutti i giorni,si é rimasti seduti a fingersi incazzati quando con un aumento di 3 o 4 cento euro per riempire meglio il carrello al supermercato é tutto risolto.Non ci sono nuovi valori da dare alle giovani generazioni a non essere quello di schiantarsi con la macchina a duecento all'ora contro un'albero o farsi qualche riunione macabra e magari sacrificare qualcuno,non si ha un programma culturale e tantomeno di controinformazione si é entrati in un gioco di spartizione del potere senza nessuna qualitá e contenuti a non essere il precariato ,l'aumento salariale,l'importante é prendere una sedia ed avere 20 mila euro al mese (come quelli della rai) il resto é storia e gli ideali siano per gli idealisti per la sinistra é solo soldi si guarda con antipatia a Berlusconi non perché quello che propone é privo di contenuti ma perché lui ha i soldi ed é oggetto di invidia,in una societá che vive sull'egoismo,sull'invidia e sul materialismo dove non esistono piú ideali di grande respiro,non si vola piú,non si inventa non ci sono prospettive a non essere quella di avere l'aumento per comprare una macchina piú veloce per schiantarsi meglio contro un albero.
Inserito da Nicola Usai il 4 Dicembre, 2007 - 22:28
Pensione di cittadinanza e Abolizione Legge 30 in primis. Io non ritengo però un tabù l'innalzamento dell'età pensionabile per chi non fa un "lavoro usurante".
I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!
Un contributo ai dibattiti sullo sviluppo del socialismo: parliamo chiaro e contundente dei protagonisti di tutta la lotta anticapitalista, sia in situazione di transizione socialista che con un capitalismo liberista o riformato. Qualche riflessione elementare su cosa sia esattamente la CLASSE OPERAIA OGGI.
Le uniche politiche del lavoro possibili sono quelle che spingano verso assunzioni a tempo indeterminato, le uniche in grado di garantire dignità e sicurezza ai lavoratori.
Costantino D'Argenio
Inserito da Matteo Zingarelli il 4 Dicembre, 2007 - 03:01
A partire dall'8 e 9 dicembre, avremo a disposizione un nuovo soggetto della sinistra. Personalmente non so se sarà una federazione, una confederazione o un soggetto unico. Fatto sta che i giovani stanno li a guardarci. Sono in attesa di vedere cosa è in grado di fare la Sinistra Plurale Unita contro il precariato e la legge 30... non avremo più scuse!
E' ORA DI MUOVERCI!
è arrivato il momento di dare certezze alle tanti lavoratrici e lavoratori precari. non è possibile che i lavoratori siano considerati come una categoria da sfruttare e poi magari accompagnarli fuori dalla porta solo per far quadrare iconti dell'azienda.Questo governo non ha dato alcuna risposta in merito dopo tante speranze.
Per rispondere alla tua prima domanda dovremmo dilungarci ed andare molto indietro nel tempo, ripendendo i secoli bui dell'Illuminismo e procedento da lì. Senza contare il Concilio Vaticano II (a proposito: io questo Papa lo adoro!!! E se dico a proposito di Concilio Vaticano II, intendo proprio a proposito!) che non ha certo semplificato le cose... Ma per tutto questo rimando tutti a Tronti, che si fa prima (non che concordi completamente con lui, ma come prima approssimazione credo possa andare bene).
Per quanto riguarda invece gli ideali della sinistra e le sue azioni, credo che la risposta vada ricercata nella voglia di questo secolo di sperimentare l'oblio. Poi ci puoi aggiungere i personalismi, le macchinazioni, i poteri forti... Ma sono dettagli. E quando parlo di oblio, non intendo l'oblio dell'atto del tirannicida, o quello di "Quelli che vodono la Madonna", parlo dell'oblio stoico che procede in piani di espansione coerenti, come i cassetti di Alice.
Come già detto altrove, viviamo in tempi indifferenti e non è un male, è perfidia... Tutti alla ricerca di azione, azione, di questo inutile e continuo sfaccendare nei palchi della Rappresentazione mondiale...
Riassumendo: siamo messi proprio male...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
purtroppo non adoro questo né gli altri papi che usano la paura e l'incompletezza umana per asservire a un potere tiranno. non credo che i poteri forti e le macchinazioni siano dettagli se pensi che passiamo quasi tutto il tempo a difenderci da essi. non credi che l'oblia sia stato e continui ad essere indotto? non credi attraverso un continuo crescente bombardamento di informazioni devianti e disinformazioni scientificamente studiate si stia tentando di modificare il nostro sentire di uomini?
io sono qui con voi a gridare che una vita da uomini è possibile!
runa
l'unità della sinistra sa da fare, solo ed esclusivamente come alternativa al PD e al centro e al centro destra.
il nostro ruolo all'interno del panorama politico nazionale può essere compreso solo sè i partiti che formerebbero questa alleanza avvrebbero come fine il superamento dell'attuale stato di cose presenti.
noi comunisti vogliamo che si faccia una politica sul lavoro completamente diversa da quella votata, anzi estorta, alla camenra dal sig. prodi.
ritengo opportuno segnalare che un unico simbolo senza falce e martello e leggittimo per i non comunisti ma impossibile da realizzare con i comunisti.
pertanto sè vogliamo essere uniti sia nei contenuti che sulla scheda elettorale dobbiamo necessariamente contrapporci a tutti i partiti presenti in parlamento.
in ogni caso se cosi non può essere aggregatevi a BOSSELLI che di sicuro e più socialista di voi.
l'arcobaleno della bandiera della Pace nasce proprio in Italia negli anni sessanta, ed è oggi una nostra "griffe" ben più nota nel nord e nel sud del mondo di quella della Ferrari;
la Pace è stata il primo motore della Rivoluzione d'Ottobre, è ancora oggi lo spartiacque tra gli interessi imperiali di vario tipo e gli interessi del popolo lavoratore; la bandiera della riconversione ecologica dell'economia, di un'ecologia dei tempi di lavoro e di vita, è una bella significativa bandiera anche per noi metalmeccanici, anche per chi come me si è sempre schierato sull'ala sinistra della FIOM
Mi pare che il tema fondamentale sia il lavoro. Sulle scelte del governo o di altri rappresentanti istituzionali possiamo anche parlarne nel workshop Democrazia/Partecipazione, o no?
Interessante il pensiero di Manfred sulla natura e necessità stessa del lavoro. Credo che la società che dovrà venire dovrà occuparsi proprio di questo.
La fine del lavoro da schiavi e l'inizio del lavoro in cui ci si realizzi veramente.
Giuseppe da Napoli
Perchè non cominciamo a creare unità a Sinistra sui contenuti?
Sono convinto che il nostro impegno in Sanità debba essere il rilancio del Modello Assistenziale basato sulla piena integrazione fra le funzioni sanitarie e fra i Servizi Sanitari e i Servizi Sociali, del Modello Assistenziale orientato alla valutazione del bisogno e alla definizione dei percorsi personalizzati.
Facciamo crescere il confronto aperto all'interno della Sinistra quale area di rappresentanza del diritto di cittadinanza delle fasce più deboli della popolazione e del diritto alla tutela gratuita della salute individuale e collettiva da parte del Servizio Sanitario Pubblico.
Ma sarà possibile mai che a nessuno venga in mente, parlando di lavoro, che l'obiettivo non deve essere necessariamente produttivo?
Possibile che nessuno sia mai messo a pensare per 5 minuti di voler fare qualcosa solo perchè gli piace?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che ci sia anche una vaga possibilità di essere preso negli ingranaggi di un sistema che non gli permettono una degna evoluzione?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che lavorare per mangiare, per vestirsi, per comprare cose, servizi e via e via sia roba da schiavi?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che passare ore e ore (8 qunado va di lusso) a fare una cosa e non per scelta sia roba da schiavi?
Possibile mai che non vi sia venuto in mente di voler vivere in un posto perché vi piace e di voler fare tutte quelle cose che servono a far rimanere quel posto quello che è, invece di dovervi per forza spostare in un posto che vi fa schifo con l'unico scopo di avere la possibilità di nutrirvi?
No, perché se non è venuto in mente a nessuno, e se a nessuno è venuto in mente che si possa anche fare in un altro modo, chiamate il CIM e fatemi rinchiudere.
Se invece vi è venuto in mente, ditemi perché vi sembra sempre così strano parlarne.
E di parlare anche del fatto che il lavoro esiste in una logica del dovere e dalla colpa dal sapore tutto cattolico che francamente stento molto a comprendere e che mi fastidia oltre ogni dire.
E perdonate la banalizzazione della questione.
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
certo manfred che mi è venuto in mente.
ma ancor di più ti chiedo: perché questa società ci vuole schiavi? perché si consente al denaro di governare e ancor di più perché è consentito accumulare denaro realizzato sullo sfruttamento speculativo? credo che un altro modo di vita sia possibile quando ognuno di noi riuscirà a dire basta. quando non dovremo lavorare per vivere e nella vita l'espressione del nostro essere uomini sia predominante su ogni altra cosa. anch'io vorrei esprimere il mio sentire a tutto il mondo, ma il mondo sembra non comprendere più concetti semplici quali io sono io.
e perché la sinistra continua a tenere distinti gli ideali che la uniscono dalla realtà delle azioni?
ciao
runa
Forse perché viviamo in un Mondo che non ci lascia contribuire con il meglio di noi stessi,ognuno di noi é differente dall'altro abbiamo ognuno attitudini,caratteristiche e capacitá differenti ma il mondo non riesce a valorizzarci e anche noi non riusciamo a valorizzare il mondo,c'é chi é forte fisicamente e debole intellettualmente e il contrario e spesso puoi incontrare queste persone a fare lavori che non si addicono con la natura che posseggono,ma insomma va tutto al contrario non c'é armonizzazione del proprio essere umano con quello che lo circonda ed é per questo che si sta distruggendo il mondo,sulla questione cattolica vorrei dire che in italia a causa di una mistificazione dell'insegnamento cristiano perpetrato dal clero e dalle gerarchie ecclesiastiche del vaticano siamo abbastanza fuori rotta da quello che é il vero insegnamento di Cristo e la ragione della Sua Missione,Cristo é risorto non é morto come dicono i Nomadi, nelle auto prese a rate,(e hanno pienamente ragione)e lo Spirito che ci ha lasciato é uno Spirito di vittoria sul soffrimento e sulla morte per questo in Cristo abbiamo la vita eterna e abbiamo diritto ad esprimerci e ad essere tutto quello che siamo nella totale libertá perché Cristo giá si é sacrificato proprio per renderci liberi dalla schiavitú della morte e del peccato.
Capisco i buoni intenti, ma ci sono due cosine nel tuo intervento che contribuiscono a destabilizzare il mio fragilissimo sistema nervoso... Capirai che per me è necessità evidenziarle. Siccome ancora non ho capito come si quotano i post, ti riporto tra virgolette e subito sotto ti spiego:
"c'é chi é forte fisicamente e debole intellettualmente e il contrario"
Mai conosciuto intelletti deboli, a meno che tu non voglia riferirti al pensiero sottile, ma ne dubito fortemente. Non era a questa differenza maniche che mi riferivo, con ogni evidenza (o senza ogni evidenza, visti i risultati...)
"ulla questione cattolica vorrei dire che in italia a causa di una mistificazione dell'insegnamento cristiano perpetrato dal clero e dalle gerarchie ecclesiastiche del vaticano siamo abbastanza fuori rotta da quello che é il vero insegnamento di Cristo e la ragione della Sua Missione"
Tanto per chiarire: qualora io intendessi parlare di cristianesimo, troveresti tale termine inserito nelle mie frasi. Qualora tu trovi, invece, il termine "cattolicesimo", sta a significare che è proprio "cattolicesimo" quello che intendo dire. Se poi vuoi niziare una conversazione (peraltro lunga e complessa) sul Cristianesimo, la figura di Cristo e le Sacre Scritture, dispostissima a farlo ma in privata sede. Ti informo,intanto, sul fatto che hai una visione del Cristianesimo un po' troppo da "Lettera ai Corinzi"... In ogni caso, se la cosa è di tuo interesse, contattami in privato perchè qui l'argomento da me proposto è altro e riguarda i sistemi di comunicazione del potere e i sistemi di controllo.
"lo Spirito che ci ha lasciato é uno Spirito di vittoria sul soffrimento e sulla morte"
Sono peraltro costretta a darti notizia che il "soffrimento" non è prtevisto nell'enorme vocabolario della lingua italiana. E te lo dico per due motivi: il primo è che mi dà proprio sui nervi; il secondo è che una cattiva comunicazione rispecchia un cattivo pensiero, a cui seguiranno cattivi atti. Se la comunicazione è approssimativa, lascio a te la scia che ti porterà al marasma dell' incomunicabilità che i "Profeti" nichilisti da anni professano... ma non credo tu volessi andare in questa direzione, giusto?
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
Per forte fisicamente etc....é evidente che si intende una differenziazione di doti naturali che ognuno di noi ha,c'é chi é portato a suonare chi a cantare e ancora chi é portato per le scienze o per insegnare e cosí via chi é portato per lo sport e chi piú per attivitá intellettuali,spero sia stato piú chiaro.Sul cattolicesimo e cristianesimo é evidente che il mio é stato un pretesto per fare luce sulla mistificazione di Cristo nella dottrina cattolica e quindi mediante una menzogna inserire il senso di colpa e la tendenza alla sofferenza che caratterizzano l'insegnamento cattolico in funzione dell'oppressione.Per il soffrimento chiedo scusa per la abitudine ad esprimermi in portoghese e che mi ha portato ad usare "soffrimento" al posto di sofferenza,detto questo vorrei dare un consiglio alla persona che mi ha risposto di porgere piú attenzione ai contenuti delle cose e delle parole altrimenti rischierá di diventare superficiale e banale,spero di no,perché abbiamo bisogno di persone valorose per fare la nuova sinistra.
E' proprio a forza diparole sbagliate, di cui però bisogna bonariamente capire il significato,che tutto è entrato nel gorgo del rincoglionimento in questo Paese e non solo. Per quanto riguarda poi la mistificazione del Cristo e la politica della Chiesa, scusa, ma mi sembra che in quanto a superficialità e banalità tu non scherzi (soprattutto considerando l'articolazione e la complessità dell'argomento).
Alle defilippiche di buonsenso che hanno come fine l'identificazione delle "persone valorose", preferisco di gran lunga quelle vere, che hanno come fine l'identificazione di chi sia la "Tua sorella" alla quale dire di stare zitta, almeno si elimina il buonsenso...
Ricordi... La trave, l'occhio, la pagliuzza...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
Dalla arroganza e presunzione con le quali codesti si esprime posso immaginare di che tipi si tratta consiglierei il tale peré di dedicarsi a fare qualche proposta e a fare la spesa piú che a leggere molti libri per non sapere nulla,a volte ci manca un pó di umiltá e che se lo dicesse alla madre sicuramente si arrabbierebbe.
"Dalla arroganza e presunzione con le quali codesti si esprime posso immaginare di che tipi si tratta consiglierei il tale peré di dedicarsi a fare qualche proposta e a fare la spesa piú che a leggere molti libri per non sapere nulla,a volte ci manca un pó di umiltá e che se lo dicesse alla madre sicuramente si arrabbierebbe."
Eh?????????????
E comunque, io imparo per disimparare... a qualcuno questa operazione è riuscita molto meglio di quanto non sia riuscita a me...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
Il dato è contenuto nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007” presentato a Roma alla Sapienza. Bisogna infatti considerare anche le imposte che vengono pagate sulle pensioni. I poveri in Italia sopra la media europea
Sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa. L’affermazione, decisamente controcorrente, è contenuta nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, presentato oggi, 27 giugno, all’università di Roma La Sapienza. La tesi è sostanziata da una tabella a pagina 231 del Rapporto. Il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro, ma 30 di questi sono dovuti a prestazioni assistenziali (quelle a fronte delle quali non ci sono contributi versati e dovrebbero dunque essere poste a carico della fiscalità generale); rimarrebbe un deficit di 20 miliardi, ma lo Stato ne incassa quasi 28 dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Alla fine, dunque, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi.
Il Rapporto, curato come ogni anno dall’economista Felice Roberto Pizzuti e promosso dal Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e dal Criss (Centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale, presieduto da Maurizio Franzini), contesta a suon di cifre una serie di affermazioni considerate scontate nel dibattito economico-politico. Sul costo dell’abolizione dello “scalone” previdenziale, per esempio: negli attuali conteggi, osserva il Rapporto, non si considera che la prospettiva dello “scalone” ha già modificato i comportamenti, accelerando la “fuga” dal lavoro di chi ha potuto permetterselo, mentre molti sono comunque obbligati a rimanere il più possibile – a prescindere da qualsiasi norma – per procrastinare la riduzione del reddito che avranno andando in pensione. Se si rifanno i conti tenendo conto di questi fattori, il costo dell’abolizione – o della trasformazione dello scalone di tre anni in tre scalini da un anno – risulta assai ridotto.
Quanto alla famosa “gobba”, cioè l’aumento della spesa per pensioni previsto intorno al 2030, era stata calcolata stimando l’ingresso di 150.000 lavoratori stranieri l’anno, ma la media degli ultimi anni è stata un numero più che doppio: tutti lavoratori che verseranno contributi che non erano stati considerati, facendo così sparire la “gobba”.
Quella sulla previdenza è solo una delle sezioni del rapporto, che si occupa anche di sanità, inclusione sociale, formazione, problemi del mercato del lavoro.
Si rileva per esempio che le persone a rischio di povertà sono da noi oltre il 19%, contro una media europea del 16; ma nelle regioni meridionali l’incidenza della povertà è ben cinque volte maggiore rispetto alle regioni del nord.
Quanto poi al mercato del lavoro, la parola d’ordine in tutta Europa è da alcuni anni “flexicurity”, cioè aumentarne la flessibilità ma nello stesso tempo garantire alle persone una certa sicurezza, sia come sostegno economico nei periodi di disoccupazione, sia come formazione e altre politiche attive per il passaggio ad un nuovo lavoro. In Italia, però, è stata attuata solo la prima parte di questo programma, ossia la flessibilità del lavoro: l’indicatore Ocse sul grado di protezione legislativa del lavoro colloca il nostro paese nella metà più bassa della classifica. A fronte di questo, le garanzie sono del tutto insufficienti e per intere categorie semplicemente inesistenti. Oltretutto, le categorie meno protette nel mondo del lavoro non staranno meglio quando andranno in pensione, perché con i loro versamenti bassi e discontinui avranno assegni che li collocheranno senz’altro entro i livelli di povertà. Insomma, conclude il Rapporto, da noi la flessibilità viene vista solo come un modo per ridurre il costo del lavoro, a vantaggio, quindi, di imprese poco competitive e poco innovative, invece di essere utilizzata per rendere più dinamico il sistema produttivo.
Il Rapporto, insomma, offre al dibattito una serie di dati e di analisi che, come ha osservato Luciano Gallino, uno dei relatori, dovrebbero essere alla base dell’attuale discussione sulle riforme dello Stato sociale, mentre sembra che ben pochi le conoscano
Solo il 39 per cento dei contratti a termine è legato a reali esigenze dovute al ciclo economico o al tipo di produzione. Prevale nelle imprese invece l’intenzione di ridurre il costo del lavoro e la valutazione del costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare. Per l’83 per cento dei lavoratori con “scadenza” non è una scelta volontaria. L’anticipazione dell’indagine Plus dell’Isfol su 40 mila persone
di FEDERICO PACE
Non ci sono i cicli economici a giustificare la gran parte dei contratti a tempo che gli italiani sono costretti ad accettare come pegno per accedere al primo girone del mercato del lavoro. Non ci sono i picchi di produzione e le commesse che arrivano e poi scompaiono a spiegare il perché i giovani, le donne e gli over 50 sono costretti a non rifiutare un’offerta di lavoro a tempo pur di salire su quel primo gradino che sta distante dalla cittadella, sempre più piccola e disabitata, del lavoro a tempo indeterminato. Sì, perché le esigenze di flessibilità produttive e organizzative spiegano solo una parte minoritaria del ricorso delle imprese ai contratti atipici.
I risultati sono contenuti nell’anticipazione del rapporto Plus dell’Isfol presentata oggi e che nella sua completezza verrà pubblicata ai primi dell’anno prossimo e realizzata su un campione di 40 mila individui. Ma vediamoli i motivi che giustificano i contratti atipici. Solo il 17 per cento dei contratti temporanei è legato a lavoro stagionale o a picchi di produttività. C’è poi un altro 12 per cento collegato a un progetto a commessa e infine un altro 10 per cento legato alla sostituzione di personale temporaneamente assente.
E allora, perché tutto questo ricorso ai contratti atipici? E allora, perché utilizzare nuovi contratti di lavoro se non ci sono esigenze di flessibilità produttiva? Per la gran parte dei casi, dicono gli autori del rapporto, “la scelta di fare assunzioni temporanee” sembra “sia dovuta alla tendenza di ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”.
Il fenomeno, si sa, non è relegato a piccoli numeri. Riguarda infatti il 24 per cento dei giovani, il 12 per cento di chi risiede nel Mezzogiorno e il 13 per cento delle donne con un impiego. E quasi la metà dei contratti atipici è stata già rinnovata almeno una volta “avvalorando – spiegano gli autori dell’indagine – per queste posizioni il ricorso sistematico ad un fattore lavoro flessibile”. L’indagine ribadisce che la gran parte degli occupati a termine (l’83 per cento) vive non volontariamente “la condizione di non stabilità derivante dal contratto”.
Nell’indagine di approfondimento del lavoro atipico ci sono però anche elementi che introducono qualche speranza. La metà delle persone intervistate reputa infatti possibile “migrare” verso un contratto a tempo indeterminato. Ma sono soprattutto gli elementi di non volontarietà a colpire. Anche il lavoro interinale è una scelta obbligata per la gran parte delle persone. Il 76 per cento degli intervistati lo ha accettato come ripiego e solo una parte minoritaria (il 18 per cento) lo sceglie per accadere in seguito ad una condizione di impiego a tempo indeterminato. Anche per loro si registra l’iterazione del contratto (nel 58,4 per cento dei casi). Per gli “interinali” la speranza di passare a una condizione più stabile è molto bassa: solo un quarto lo ritiene possibile.
Anche per i collaboratori sembra permanere un uso distorto delle tipologie contrattuali. Anche quest’anno infatti molti di loro sono soggetti a vincoli tipici dei dipendenti: il 78,5 per cento lavora per un solo committente, il 64,32 per cento deve garantire la presenza regolare presso la sede dell’impresa, il 60,3 per cento ha un orario giornaliero, l’85,3 per cento usa mezzi, strumenti e strutture del datore e il 61,7 per cento ha rinnovato la collaborazione almeno una volta.
Perché non si danno questi 170 mila posti di lavoro agli italiani? Se si chiede agli uffici di collocamento penso che ci siano molto piú che 170 mila disoccupati in cerca di occupazione. Negli altri Paesi danno prima lavoro ai nazionali e uno straniero puó lavorare solo se con una alta professionalitá di difficile reperibilitá nel proprio Paese e quindi viene concessa la possibilitá di richiederlo all'estero,sará che in Italia non abbiamo le persone per fare i lavori che sono richiesti in questo nuovo decreto?
commenti
STUDENTE
CARI COMPAGNI è CON MOLTO RAMMARICO CHE NN VEDO UN BLOG DI DISCUSSIONE PER GLI STUDENTI.
CI INSEGNANO I NOSTRI PADRI CHE LA VERA RIVOLUZIONE SI FA CON LO STUDIO ( VEDI GRAMSCI, DI VITTORIO...)E NOI STUDENTI UNIVERSITARI, AHIMè, NON SIAMO MESSI TANTO BENE...
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Antonio Di Gilio
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Spero che il tutto non si riduca sull'opportunità della falce o del martello sul simbolo
a quando maggior controllo sui posti di lavoro???
compagne e compagni, siamo tutti in lutto per il gravissimo incidente accaduto a Torino, costato terribili patimenti e la perdita della vita a lavoratori sfruttati e sottopagati. Mi chiedo: cosa diavolo ha fatto Bertinotti dopo essere andato a visitare cantieri munito di caschetto trendy all'ultima moda?? NIENTE di NIENTE! Si continua a morire sul lavoro, un giorno sì e l'altro pure! I politici "rossi" fanno gli scandalizzati, ma finora non si vede niente di concreto! Dov'è la Sinistra?? Sebbene non mi piaccia per niente, concordo con l'"azzurro" Marcello Veneziani, quando ad Annozero si chiede dov'è la sinistra anticapitalista, garante dei diritti dei lavoratori...infatti, dov'è? tutte chiacchiere e distintivo! vorrei, ma purtroppo non ho molta fiducia nel nuovo soggetto "multicolore" che sta nascendo, temo che il capitale sia vincente ormai su tutti i fronti...comunque, faccio i miei più sentiti auguri ai "magnifici quattro", di avere coraggio, di non farsi condizionare dal Demone del denaro, e di lottare sempre per i diritti dei più deboli! hasta siempre!
Classe dei lavoratori contro classe operaia!
Ci si chiede se esistono ancora le classi! Ma poi si vede che il concetto di classe, ma soprattutto di classe operaia, é ancora sottosviluppato, primitivo, confuso.
Per questo val la pena di tradurre l'articolo segnalato piú sotto "Los trabajadores no representan a toda la clase obrera!" di Kaosenlared (http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=44368).
I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!
Un contributo ai dibattiti sullo sviluppo del socialismo: parliamo chiaro e contundente dei protagonisti di tutta la lotta anticapitalista, sia in situazione di transizione socialista che con un capitalismo liberista o riformato. Qualche riflessione elementare su cosa sia esattamente la CLASSE OPERAIA OGGI.
Il primo compito di un comunista, oggi piú che mai, dovrebbe essere quello di far chiarezza su questa questione. Assolutamente fondamentale. La classe operaia, vale a dire in concetto di classe operaia, é una faccenda ben diversa dal suo settore lavoratore, vale a dire della sua parte impiegata.
Il termine do OPERAIO denomina ogni persona che DEVE VENDERE LA SUA FORZA LAVORO per vivere, o detto meglio per sopravvivere. Mentre che naturalmente, il LAVORATORE é colui che lavora, che ha un impiego, in generale un lavoratore salariato. Ma é pure un lavoratore un borghese personalmente produttivo, o un contadino che possiede un terreno e lo coltiva, una donna che lavora in casa per la famiglia, una persona che si noleggia sessualmente, un artigiano che dispone di mezzi di produzione, ecc. Ma non tutti sono operai, perché non tutti hanno bisogno di vendere la propria forza lavoro a terzi per campare.
Esiste una classe operaia, ma NON una 'classe dei lavoratori'. Questa é la questione. Che di solito non si riflette molto, oltretutto. Parlare di classe lavoratrice é il gran errore che commettono molti socialisti. Una confusione che si poteva intendere un secolo fa', ma che oggi é inammissibile, in termini materialisti dialettici, cioè critici.
Il concetto di CLASSE OPERAIA, e più ancora di classe operaia mondiale, é invece fondamentale per capirci e lottare in questa epoca di globalizzazione. Fino a quando esista lavoro salariato capitalista, in qualsiasi paese del pianeta.
Il SETTORE LAVORATORE della CLASSE OPERAIA é così importante come il settore DISOCCUPATO, o come lo stesso PRECARIATO che oggigiorno é dominante in molti paese metropolitani. La solidarietà tra loro, tra tutti i diversi settori, é ciò che fa una classe operaia per sé: cosciente del suo sfruttamento reale e della sua situazione generale.
Così, se il precario non lavora in modo continuo, anche quando non lavora é un operaio, allo stesso modo che un disoccupato. Se per vivere hanno bisogno di vendere la loro forza lavoro, e nonostante non producano plusvalore diretto, SONO OPERAI.
Per questa ragione, e qui c'é il centro della questione!, la lotta di classe, tra le due classi dominanti, capitalisti e operai, non corrisponde necessariamente ed esclusivamente alla lotta tra lavoratori e padroni. Lo vediamo giornalmente in molto paesi che pretendiamo sviluppati, dove molti lavoratori, ma soprattutto i loro sindacati laboristi e corporativi, non lottano in favore degli interessi di TUTTA LA CLASSE, bensì per i loro interessi settoriali, regionali e particolari!
Ciò é fondamentale, per capire cosa sta succedendo oggi sul pianeta, e perché risulta così difficile, complicata e contraddittoria la superamento del vecchio e distruttivo modello di sviluppo capitalista e laborista.
Pertanto una lotta operaia coerente non può che prendere in considerazione gli interessi di tutto l'insieme della classe, non solo dei suoi settori impiegati dal capitale, o dallo stato. Nel proprio territorio o in qualsiasi altro paese, visto che oggi simo tutti globalizzati e ci troviamo di fonte sempre di più alla formazione di una classe OPERAIA MONDIALE con interessi globali convergenti.
PERCHE' DUE WORKSHOP SIMILI?
IL WORKSHOP SUL CLIMA E' (GIUSTAMENTE) DIVENTATO "ECONOMIA, AMBIENTE, CLIMA, BENI COMUNI, TERRITORIO"
QUESTO WORKSHOP E' (ALTRETTANTO GIUSTAMENTE) DIVENTATO "ECONOMIA, LAVORO, QUALITA' DELLO SVILUPPO"
NON SAREBBE MEGLIO UNIFICARLI?
LE CLASSI ESISTONO ANCORA?
Da tempo si dice che le classi sono un retaggio del passato, oggi si dice che non ha più senso parlare di differenze di classe mentre è indispensabile e naturale parlare di individui, di persone.
Divide et impera, è questo il paradigma che è stato utilizzato, ieri e maggiormente oggi, come grimaldello per scardinare il sistema ovvero per porre l'individuo al centro dell'universo facendogli credere di essere autonomo e libero di scegliere. Operai e contadini non esistono più? questa è la più grande menzogna che l'economia e la politica hanno messo in campo grazie all'opera certosina della stampa e delle TV. Si è vero, gli operai "vecchio stampo" saranno pure diminuiti, visto il decentramento all'estero della produzione industriale e le nuove tecnologie produttive e ma nel frattempo gli impiegati "vecchio stampo" si sono trasformati in operai della new economy. E i contadini? beh gli italiani che attualmente fanno questo mestiere sono mosche bianche ma dei migranti che li hanno sostituiti qualcuno parla? chiaramente no!
Allora possiamo dire ancora che le classi non esistono più? Oggi, più che mai, è doveroso parlare di differenze di classe perchè il gap tra il "proletariato" e la "borghesia" è aumentato in modo spropositato rispetto al passato. Non ci si vuole però, rinchiudere all'interno di un contenitore sociale di classe per poi piangersi addosso e rimanere indifferenti di fronte alla realtà; no, non è questo lo spirito giusto. Occorre riconoscere l'esistenza e il divario tra i ceti sociali per porrere un freno a questa tendenza del mondo capitalista e per invertire il processo di "precarizzazione" della società. Dobbiamo riprendere il "discorso" che in nostri padri hanno iniziato e purtroppo non completato quasi mezzo secolo fa.
Non perdiamo questa irripetibile occasione per ricreare attraverso il cammino federativo, che dovrà servire a cancellare vecchi rancori e incomprensioni, un vero partito di sinistra.
Marco Mori (Roma)
alcuni suggerimenti
l'economia è globalizzata e ultraliberista, ma anche protezionista, dipende se fa comodo o meno all'occidente(vedere usa). il lavoro è minacciato dalla scarsità qualitativa e dalla frammentazione dei sindacati, e dalle economie emergenti con meno diritti sul lavoro e con un costo della vita nettamente inferiore, quindi incommensurabile con i costi nei paesi europei-occidentali. bisogna ripensare alle economie nazionali, almeno in parte, gli stati devono avere la sovranità sull'indirizzo politico-economico, perchè altrimenti gli unici mercati che ci rimarranno saranno quelli della qualità, cioè di nicchia in futuro, quando cina e india(e altri)oltre alla quantità punteranno anche sulla qualità. il lavoro deve diventare flessibile, ma a vantaggio anche del lavoratore. un welfare to work un po piu di sinistra rispetto a quello proposto dai radicali in cui le aziende hannio degli obblighi nei confronti del lavoratore ma non l'impossibilità al licenziamento. tuteliamo tutti non solo una parte, eliminiamo la cassa integrazione, piu negativa che positiva, ripristiniamo il tfr mantenendolo però con una percentuale che va ad un fondo comune per la sussidiarietà di disoccupazione. tassare piu il lavoro a tempo determinato rispetto all'indeterminato. far si che il lavoratore durante il sussidio di disoccupazione UNIVERSALE(non come ora) abbia opportunità di corsi di aggiornamento e qualificazione(quelli che ora sono mal-affidati alla regione)e che gli uffici di collocamento vengano ristrutturati e potenziati, in modo da essere efficienti per tutti i cittadini e non solo per i disperati. queste e tante altre cose ci sono da fare, MA LA SINISTRA DEVE CAMBIARE, DEVE SAPER RINNOVARSI, SAPENDO ACCETTARE ANCHE ALCUNE DELLE PRATICHE LIBERALI, MA FACENDOLE DIVENTARE DI SINISTRA.
Rigitans'
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sinistra
E' il momento che facciamo un passo avanti.Ormai la "classe operaia e contadina"appartiene al secolo scorso.Gli stessi sindacati da tempo hanno abbandonato queste due categorie rifugiandosi nel sicuro mondo pubblico, in quanto hanno perso il loro potere contrattuale.La delocalizzazione e l'ingresso della Cina nel Wto hanno raggiunto gli effetti desiderati,eliminare le rivendicazioni salariali della classe operaia destinata a sparire inesorabilmente nei Paesi più industrializzati.E' la precarietà il nostro "mostro".Sono i contratti a chiamata o i rinnovi dei contratti a vita gli abomini da contrastare.Visto che il mondo del lavoro è diventato più complesso è necessario rendere la tassazione su di esso più complesso.Sono per una detassazione reale del lavoro stabile e a una tassazione di quello flessibile.La flessibilità è opportuna se consentono a un datore di lavoro di valutare il costo-beneficio dell'assunzione.Ad esempio dal secondo rinnovo del contratto a tempo determinato la tassazione aumenta e così via di rinnovo in rinnovo rendendo obbligato nel breve o l'assunzione o il licenziamento.Ma sul lavoratore successivo qualora il contratto risulti ancora"flessibile"la tassazione da applicare deve essere la stessa dall'ultimo rinnovo adottato in precedenza.Ebbene si.Il mercato massimizza le risorse scarse e quindi attraverso di esso non si abusa(questo è il liberismo economico)
farsi valere
sono assolutamente con te, il nuovo soggetto deve assumere questa contraddizione come valore portante
nello stesso momento in cui assume su di se la contraddizione capitale/ecologia.
un nuovo mondo è possibile.mercato non è capitale,bensi evoluzione. sta a chi ne può disporre indirizzare questa evoluzione.bisogna che tutti imparino ad usare le categorie grandi, la logica, in un mondo ancora strumentalizzato da potenti che usano l'arma della conoscenza, per riprodurre il prorpio potere e la propria nefasta opera.
questo nuovo soggetto ci porta tante speranze. speriamo abbia come primo obiettivo quello di rendere effetiva la partecipazione nell'elaborazione di un pensiero e di un'opera grande che possa tradurre tutto ciò in proposte e fatti che mettano tutti nella necessità di confrontarsi con esse.
primo pensare, partecipare, comunicare.
siamo qui su ecotv, o su internet o di presenza quando e possibile.
con la logica, con la giustizia, con le migliori speranze tutti dovranno fare i conti.
franco rosso.
sinistra
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PARTITO UNICO
Sul sito di Alessandro Ronchi (http://www.alessandroronchi.net/2007/12/05/la-sinistra-arcobaleno/) c'è un sondaggio sull'utilità e sulle prospettive della Sinistra-Arcobaleno. Vi invito a votare: ritengo sia interessante per comprendere le idee della base sul percoso unitario (restare una confederazione | trasformarsi presto in partito). Io propendo per la seconda ipotesi (da attuarsi celermente) e il nome PARTITO UNICO DELLA SINISTRA non mi dispiacerebbe. Nel simbolo preferirei che comparisse la 'stella'. La lotta alla precarietà ritengo debba restare uno degli obiettivi principali del nuovo organismo.
Emiliano [Petrolio]
partito unico
sono fermamente convinto che la strada obbligata sia quella del partito unico.
Altre sono scorciatoie e infingimenti.
La siknistra italiana e mondiale non può che avere un partito chiaro di rioferimento che abbia la capacità di definire all'interno della cultura politica del Socialismo un progetto chiaro e alternativo ai modelli di sviluppo dell'occidente e che sappia porsi in maniera chiara rispetto alle contraddizioni, alle ingiustizie che esso produce chiarendo che si è dalla parte degli esclusi, dei più deboli e dei lavoratori, rialnciando il tema del valore e della dignità del lavoro.L a creatività , il futuro delle giovani generazioni devono essere assi di una politica che combatta la società della paura, della precarietà e della mancanza di dignità.
PARTITO UNICO DELLA SINISTRA
Come hanno scritto altri, anch'io mi auguro che si vada rapidamente verso il Partito Unico della Sinistra. Il nome "La sinistra e l'arcobaleno" per me andrebbe bene anche nel caso diventasse un partito. Non è male la provocazione che ho letto in uno dei messaggi: riconsegnare le tessere dei partiti e chiedere hai segretari formalmente l'iscrizione al nuovo partito fin da lunedì prossimo, sarebbe un modo chiaro ed inequivocale per esprime "dal basso" la volonta di confluire tutti in un unico partito.
c.c.
Come da programma
Il superamento "della precarietà del lavoro e la creazione di un reddito di cittadinanza credo sia il minimo comun denominatore per le politiche del lavoro della nuova (si spera!) sinistra italiana.
Gennaro Persico.
DISECONOMIA, LAVORO PRECARIO, SOTTOSVILUPPO
Provocazioni.. no.
Stiamo assistendo alla distruzione della sinistra italiana. Il PD ne è una prova, la nuova democrazia cristiana la difesa di quello che è e non la tutela di quello che sarà.
Senza chiare e decise posizioni nei confronti di RACCOMANDAZIONI, BARONIE, PRECARIATO, AMBIENTE e SVILUPPO SOSTENIBILE, MAFIE ed ECO-MAFIE, COSTI DELLA POLITICA, POLITICHE GIOVANILI, ANTI-PROIBIZIONISMO, COSTO DELLA VITA, TUTELA DEI CONSUMATORI non esiste più la sinistra.
Mi appello a voi, che in fondo siete sempre le solite facce.. Avanti con l'ipocrisia e il RADICALISMO di facciata oppure essere abbastanza forti e consapevoli di quello che la società, in particolare quella italiana, sta subendo??
A voi la risposta..
s
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Antonio Di Gilio
Questa sinistra non solo non
Questa sinistra non solo non ha niente di nuovo da proporre ma si mette anche a fare i capricci per far vedere che fá qualcosa é veramente una vergogna e cosí non si sa dove si andrá a finire i progressisti italiani hanno bisogno di nuovi lider che li rappresentino cosí che sia una sinistra con un'anima che riesca a riunire e non a dividere il movimento per il progresso e le riforme,basta a questi burocrati economicisti,non si vuole solo un lavoro o l'aumento dello stipendio,si vuole una cultura diversa ,una informazione diversa, una televisione diversa,una vita con contenuti, valori, ideali,contro le lobbies ovunque esse siano,basta a questo stato di cose,svegliamoci prima che sia troppo tardi.
Economia, lavoro, etica dello sviluppo
La piaga da combattere è l'individualismo che è alla base di tutti i problemi con cui spravviviamo giornalmente; dalle caste politiche, alle corporazioni commerciali, dal caporalato nei luoghi di lavoro, alle clientele nelle istituzioni pubbliche e private, etc. Va ripresa e ampliata, dove ancora esiste, la lotta per i valori che rendono un essere vivente un UOMO. La cultura deve essere il carburante della coscienza.
Marco Mori (Roma)
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Partito Unico della Sinistra
Altro che confederazioni o robacce simili:
occorre un PARTITO UNICO DELLA SINISTRA ITALIANA
e abbandoniamo sta falce e martello che fa pedere solo voti...
O.M.
PARTITO UNICO DELLA SINISTRA
ANCH'IO RITENGO CHE BISOGNA ANDARE RAPIDAMENTE VERSO IL PARTITO UNICO DELLA SINISTRA. CREDO CHE I TEMPO SIANO MATURI PER SUPERARE LA LOGICA DELLA FEDERAZIONE. LANCIO UNA PROVOCAZIONE: DA LUNEDì RICONSEGNAMO LE TESSERE DEI PARTITI E CHIEDIAMO HAI NOSTRI SEGRETARI FORMALMENTE L'ISCRIZIONE AL NUOVO PARTITO, IL SIMBOLO CE L'ABBIAMO GIà.
Falce e martello
Mi sembra improprio accusare la falce e il martello come unica causa dei fallimenti della sinistra.....basta guardarsi intorno...............
SINISTRA
A me sembra che la sinistra oggi non ha rivendicazioni o programmi se non salariali,sembra che la unica preoccupazione sia solo ed esclusivamente un aumento salariale che risolve tutto non ci sono contenuti di tipo culturale o di valori che vivifichino il vivere di tutti i giorni,si é rimasti seduti a fingersi incazzati quando con un aumento di 3 o 4 cento euro per riempire meglio il carrello al supermercato é tutto risolto.Non ci sono nuovi valori da dare alle giovani generazioni a non essere quello di schiantarsi con la macchina a duecento all'ora contro un'albero o farsi qualche riunione macabra e magari sacrificare qualcuno,non si ha un programma culturale e tantomeno di controinformazione si é entrati in un gioco di spartizione del potere senza nessuna qualitá e contenuti a non essere il precariato ,l'aumento salariale,l'importante é prendere una sedia ed avere 20 mila euro al mese (come quelli della rai) il resto é storia e gli ideali siano per gli idealisti per la sinistra é solo soldi si guarda con antipatia a Berlusconi non perché quello che propone é privo di contenuti ma perché lui ha i soldi ed é oggetto di invidia,in una societá che vive sull'egoismo,sull'invidia e sul materialismo dove non esistono piú ideali di grande respiro,non si vola piú,non si inventa non ci sono prospettive a non essere quella di avere l'aumento per comprare una macchina piú veloce per schiantarsi meglio contro un albero.
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Antonio Di Gilio
Le cose da fare...
Pensione di cittadinanza e Abolizione Legge 30 in primis. Io non ritengo però un tabù l'innalzamento dell'età pensionabile per chi non fa un "lavoro usurante".
Nicola
Classe, classe operaia, e settore lavoratori della classe.
Segnalo un dibattito in spagnolo, il piú commentato della rete Kaosenlared dell'ultimo mese, della sezione Cuba, sul tema classe operaia - lavoratori.
http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=44368
L'introduzione dice cosí:
I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!
Un contributo ai dibattiti sullo sviluppo del socialismo: parliamo chiaro e contundente dei protagonisti di tutta la lotta anticapitalista, sia in situazione di transizione socialista che con un capitalismo liberista o riformato. Qualche riflessione elementare su cosa sia esattamente la CLASSE OPERAIA OGGI.
Politiche del Lavoro
http://www.aprileonline.info/5006/quali-politiche-del-lavoro
Aboliamo La legge 30
Le uniche politiche del lavoro possibili sono quelle che spingano verso assunzioni a tempo indeterminato, le uniche in grado di garantire dignità e sicurezza ai lavoratori.
Costantino D'Argenio
Basta precariato
A partire dall'8 e 9 dicembre, avremo a disposizione un nuovo soggetto della sinistra. Personalmente non so se sarà una federazione, una confederazione o un soggetto unico. Fatto sta che i giovani stanno li a guardarci. Sono in attesa di vedere cosa è in grado di fare la Sinistra Plurale Unita contro il precariato e la legge 30... non avremo più scuse!
E' ORA DI MUOVERCI!
basta precariato
è arrivato il momento di dare certezze alle tanti lavoratrici e lavoratori precari. non è possibile che i lavoratori siano considerati come una categoria da sfruttare e poi magari accompagnarli fuori dalla porta solo per far quadrare iconti dell'azienda.Questo governo non ha dato alcuna risposta in merito dopo tante speranze.
RUNA
Per rispondere alla tua prima domanda dovremmo dilungarci ed andare molto indietro nel tempo, ripendendo i secoli bui dell'Illuminismo e procedento da lì. Senza contare il Concilio Vaticano II (a proposito: io questo Papa lo adoro!!! E se dico a proposito di Concilio Vaticano II, intendo proprio a proposito!) che non ha certo semplificato le cose... Ma per tutto questo rimando tutti a Tronti, che si fa prima (non che concordi completamente con lui, ma come prima approssimazione credo possa andare bene).
Per quanto riguarda invece gli ideali della sinistra e le sue azioni, credo che la risposta vada ricercata nella voglia di questo secolo di sperimentare l'oblio. Poi ci puoi aggiungere i personalismi, le macchinazioni, i poteri forti... Ma sono dettagli. E quando parlo di oblio, non intendo l'oblio dell'atto del tirannicida, o quello di "Quelli che vodono la Madonna", parlo dell'oblio stoico che procede in piani di espansione coerenti, come i cassetti di Alice.
Come già detto altrove, viviamo in tempi indifferenti e non è un male, è perfidia... Tutti alla ricerca di azione, azione, di questo inutile e continuo sfaccendare nei palchi della Rappresentazione mondiale...
Riassumendo: siamo messi proprio male...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
purtroppo non adoro questo
purtroppo non adoro questo né gli altri papi che usano la paura e l'incompletezza umana per asservire a un potere tiranno. non credo che i poteri forti e le macchinazioni siano dettagli se pensi che passiamo quasi tutto il tempo a difenderci da essi. non credi che l'oblia sia stato e continui ad essere indotto? non credi attraverso un continuo crescente bombardamento di informazioni devianti e disinformazioni scientificamente studiate si stia tentando di modificare il nostro sentire di uomini?
io sono qui con voi a gridare che una vita da uomini è possibile!
runa
DEO GRATIA...
Deo Gratia, qualcuno ha sentito!
Giuseppe, per oggi sei diventato il mio idolino personale ;)
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
la sinistra come alternativa ai poli
cari compagni,
l'unità della sinistra sa da fare, solo ed esclusivamente come alternativa al PD e al centro e al centro destra.
il nostro ruolo all'interno del panorama politico nazionale può essere compreso solo sè i partiti che formerebbero questa alleanza avvrebbero come fine il superamento dell'attuale stato di cose presenti.
noi comunisti vogliamo che si faccia una politica sul lavoro completamente diversa da quella votata, anzi estorta, alla camenra dal sig. prodi.
ritengo opportuno segnalare che un unico simbolo senza falce e martello e leggittimo per i non comunisti ma impossibile da realizzare con i comunisti.
pertanto sè vogliamo essere uniti sia nei contenuti che sulla scheda elettorale dobbiamo necessariamente contrapporci a tutti i partiti presenti in parlamento.
in ogni caso se cosi non può essere aggregatevi a BOSSELLI che di sicuro e più socialista di voi.
GIANNONE GERARDO - PdCI - FIAT
Simboli della classe operaia
l'arcobaleno della bandiera della Pace nasce proprio in Italia negli anni sessanta, ed è oggi una nostra "griffe" ben più nota nel nord e nel sud del mondo di quella della Ferrari;
la Pace è stata il primo motore della Rivoluzione d'Ottobre, è ancora oggi lo spartiacque tra gli interessi imperiali di vario tipo e gli interessi del popolo lavoratore; la bandiera della riconversione ecologica dell'economia, di un'ecologia dei tempi di lavoro e di vita, è una bella significativa bandiera anche per noi metalmeccanici, anche per chi come me si è sempre schierato sull'ala sinistra della FIOM
ciao, Fabio Sartori, tecnico navalmeccanica
Trieste
lavoro e welfare
all'interno del tema forum porre questione lavoro precario - lavoro nel meridione - sinistra e impresa
Parliamo di Lavoro o del governo o ancora dei partiti?
Mi pare che il tema fondamentale sia il lavoro. Sulle scelte del governo o di altri rappresentanti istituzionali possiamo anche parlarne nel workshop Democrazia/Partecipazione, o no?
Interessante il pensiero di Manfred sulla natura e necessità stessa del lavoro. Credo che la società che dovrà venire dovrà occuparsi proprio di questo.
La fine del lavoro da schiavi e l'inizio del lavoro in cui ci si realizzi veramente.
Giuseppe da Napoli
Per una nuova Salute
Perchè non cominciamo a creare unità a Sinistra sui contenuti?
Sono convinto che il nostro impegno in Sanità debba essere il rilancio del Modello Assistenziale basato sulla piena integrazione fra le funzioni sanitarie e fra i Servizi Sanitari e i Servizi Sociali, del Modello Assistenziale orientato alla valutazione del bisogno e alla definizione dei percorsi personalizzati.
Facciamo crescere il confronto aperto all'interno della Sinistra quale area di rappresentanza del diritto di cittadinanza delle fasce più deboli della popolazione e del diritto alla tutela gratuita della salute individuale e collettiva da parte del Servizio Sanitario Pubblico.
Vincenzo
IO MI CHIEDO...
Ma sarà possibile mai che a nessuno venga in mente, parlando di lavoro, che l'obiettivo non deve essere necessariamente produttivo?
Possibile che nessuno sia mai messo a pensare per 5 minuti di voler fare qualcosa solo perchè gli piace?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che ci sia anche una vaga possibilità di essere preso negli ingranaggi di un sistema che non gli permettono una degna evoluzione?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che lavorare per mangiare, per vestirsi, per comprare cose, servizi e via e via sia roba da schiavi?
Possibile mai che a nessuno sia venuto in mente che passare ore e ore (8 qunado va di lusso) a fare una cosa e non per scelta sia roba da schiavi?
Possibile mai che non vi sia venuto in mente di voler vivere in un posto perché vi piace e di voler fare tutte quelle cose che servono a far rimanere quel posto quello che è, invece di dovervi per forza spostare in un posto che vi fa schifo con l'unico scopo di avere la possibilità di nutrirvi?
No, perché se non è venuto in mente a nessuno, e se a nessuno è venuto in mente che si possa anche fare in un altro modo, chiamate il CIM e fatemi rinchiudere.
Se invece vi è venuto in mente, ditemi perché vi sembra sempre così strano parlarne.
E di parlare anche del fatto che il lavoro esiste in una logica del dovere e dalla colpa dal sapore tutto cattolico che francamente stento molto a comprendere e che mi fastidia oltre ogni dire.
E perdonate la banalizzazione della questione.
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
mi è venuto in mente
certo manfred che mi è venuto in mente.
ma ancor di più ti chiedo: perché questa società ci vuole schiavi? perché si consente al denaro di governare e ancor di più perché è consentito accumulare denaro realizzato sullo sfruttamento speculativo? credo che un altro modo di vita sia possibile quando ognuno di noi riuscirà a dire basta. quando non dovremo lavorare per vivere e nella vita l'espressione del nostro essere uomini sia predominante su ogni altra cosa. anch'io vorrei esprimere il mio sentire a tutto il mondo, ma il mondo sembra non comprendere più concetti semplici quali io sono io.
e perché la sinistra continua a tenere distinti gli ideali che la uniscono dalla realtà delle azioni?
ciao
runa
FORSE PERCHÉ
Forse perché viviamo in un Mondo che non ci lascia contribuire con il meglio di noi stessi,ognuno di noi é differente dall'altro abbiamo ognuno attitudini,caratteristiche e capacitá differenti ma il mondo non riesce a valorizzarci e anche noi non riusciamo a valorizzare il mondo,c'é chi é forte fisicamente e debole intellettualmente e il contrario e spesso puoi incontrare queste persone a fare lavori che non si addicono con la natura che posseggono,ma insomma va tutto al contrario non c'é armonizzazione del proprio essere umano con quello che lo circonda ed é per questo che si sta distruggendo il mondo,sulla questione cattolica vorrei dire che in italia a causa di una mistificazione dell'insegnamento cristiano perpetrato dal clero e dalle gerarchie ecclesiastiche del vaticano siamo abbastanza fuori rotta da quello che é il vero insegnamento di Cristo e la ragione della Sua Missione,Cristo é risorto non é morto come dicono i Nomadi, nelle auto prese a rate,(e hanno pienamente ragione)e lo Spirito che ci ha lasciato é uno Spirito di vittoria sul soffrimento e sulla morte per questo in Cristo abbiamo la vita eterna e abbiamo diritto ad esprimerci e ad essere tutto quello che siamo nella totale libertá perché Cristo giá si é sacrificato proprio per renderci liberi dalla schiavitú della morte e del peccato.
RISPONDO A FORSE PERCHE'
Capisco i buoni intenti, ma ci sono due cosine nel tuo intervento che contribuiscono a destabilizzare il mio fragilissimo sistema nervoso... Capirai che per me è necessità evidenziarle. Siccome ancora non ho capito come si quotano i post, ti riporto tra virgolette e subito sotto ti spiego:
Mai conosciuto intelletti deboli, a meno che tu non voglia riferirti al pensiero sottile, ma ne dubito fortemente. Non era a questa differenza maniche che mi riferivo, con ogni evidenza (o senza ogni evidenza, visti i risultati...)
Tanto per chiarire: qualora io intendessi parlare di cristianesimo, troveresti tale termine inserito nelle mie frasi. Qualora tu trovi, invece, il termine "cattolicesimo", sta a significare che è proprio "cattolicesimo" quello che intendo dire. Se poi vuoi niziare una conversazione (peraltro lunga e complessa) sul Cristianesimo, la figura di Cristo e le Sacre Scritture, dispostissima a farlo ma in privata sede. Ti informo,intanto, sul fatto che hai una visione del Cristianesimo un po' troppo da "Lettera ai Corinzi"... In ogni caso, se la cosa è di tuo interesse, contattami in privato perchè qui l'argomento da me proposto è altro e riguarda i sistemi di comunicazione del potere e i sistemi di controllo.
Sono peraltro costretta a darti notizia che il "soffrimento" non è prtevisto nell'enorme vocabolario della lingua italiana. E te lo dico per due motivi: il primo è che mi dà proprio sui nervi; il secondo è che una cattiva comunicazione rispecchia un cattivo pensiero, a cui seguiranno cattivi atti. Se la comunicazione è approssimativa, lascio a te la scia che ti porterà al marasma dell' incomunicabilità che i "Profeti" nichilisti da anni professano... ma non credo tu volessi andare in questa direzione, giusto?
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
chiarimenti
Per forte fisicamente etc....é evidente che si intende una differenziazione di doti naturali che ognuno di noi ha,c'é chi é portato a suonare chi a cantare e ancora chi é portato per le scienze o per insegnare e cosí via chi é portato per lo sport e chi piú per attivitá intellettuali,spero sia stato piú chiaro.Sul cattolicesimo e cristianesimo é evidente che il mio é stato un pretesto per fare luce sulla mistificazione di Cristo nella dottrina cattolica e quindi mediante una menzogna inserire il senso di colpa e la tendenza alla sofferenza che caratterizzano l'insegnamento cattolico in funzione dell'oppressione.Per il soffrimento chiedo scusa per la abitudine ad esprimermi in portoghese e che mi ha portato ad usare "soffrimento" al posto di sofferenza,detto questo vorrei dare un consiglio alla persona che mi ha risposto di porgere piú attenzione ai contenuti delle cose e delle parole altrimenti rischierá di diventare superficiale e banale,spero di no,perché abbiamo bisogno di persone valorose per fare la nuova sinistra.
LA BANALITA'...
E' proprio a forza diparole sbagliate, di cui però bisogna bonariamente capire il significato,che tutto è entrato nel gorgo del rincoglionimento in questo Paese e non solo. Per quanto riguarda poi la mistificazione del Cristo e la politica della Chiesa, scusa, ma mi sembra che in quanto a superficialità e banalità tu non scherzi (soprattutto considerando l'articolazione e la complessità dell'argomento).
Alle defilippiche di buonsenso che hanno come fine l'identificazione delle "persone valorose", preferisco di gran lunga quelle vere, che hanno come fine l'identificazione di chi sia la "Tua sorella" alla quale dire di stare zitta, almeno si elimina il buonsenso...
Ricordi... La trave, l'occhio, la pagliuzza...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
arroganza e presunzione
Dalla arroganza e presunzione con le quali codesti si esprime posso immaginare di che tipi si tratta consiglierei il tale peré di dedicarsi a fare qualche proposta e a fare la spesa piú che a leggere molti libri per non sapere nulla,a volte ci manca un pó di umiltá e che se lo dicesse alla madre sicuramente si arrabbierebbe.
EH??????????????
Riporto:
"Dalla arroganza e presunzione con le quali codesti si esprime posso immaginare di che tipi si tratta consiglierei il tale peré di dedicarsi a fare qualche proposta e a fare la spesa piú che a leggere molti libri per non sapere nulla,a volte ci manca un pó di umiltá e che se lo dicesse alla madre sicuramente si arrabbierebbe."
Eh?????????????
E comunque, io imparo per disimparare... a qualcuno questa operazione è riuscita molto meglio di quanto non sia riuscita a me...
Non stupirti se sono quel che sono ma che, essendo io ESISTITO, io viva.
"Manfred"
I pensionati finanziano il bilancio pubblico
di Carlo Clericetti
Il dato è contenuto nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007” presentato a Roma alla Sapienza. Bisogna infatti considerare anche le imposte che vengono pagate sulle pensioni. I poveri in Italia sopra la media europea
Sono i pensionati che finanziano il bilancio pubblico, e non viceversa. L’affermazione, decisamente controcorrente, è contenuta nel “Rapporto sullo Stato sociale 2007”, presentato oggi, 27 giugno, all’università di Roma La Sapienza. La tesi è sostanziata da una tabella a pagina 231 del Rapporto. Il saldo tra spesa e prestazioni è negativo per circa 50 miliardi di euro, ma 30 di questi sono dovuti a prestazioni assistenziali (quelle a fronte delle quali non ci sono contributi versati e dovrebbero dunque essere poste a carico della fiscalità generale); rimarrebbe un deficit di 20 miliardi, ma lo Stato ne incassa quasi 28 dalla normale tassazione sul reddito dei pensionati. Alla fine, dunque, il saldo risulta attivo per il bilancio pubblico, per quasi 7.300 miliardi.
Il Rapporto, curato come ogni anno dall’economista Felice Roberto Pizzuti e promosso dal Dipartimento di economia pubblica della Sapienza e dal Criss (Centro di ricerca interuniversitario sullo Stato sociale, presieduto da Maurizio Franzini), contesta a suon di cifre una serie di affermazioni considerate scontate nel dibattito economico-politico. Sul costo dell’abolizione dello “scalone” previdenziale, per esempio: negli attuali conteggi, osserva il Rapporto, non si considera che la prospettiva dello “scalone” ha già modificato i comportamenti, accelerando la “fuga” dal lavoro di chi ha potuto permetterselo, mentre molti sono comunque obbligati a rimanere il più possibile – a prescindere da qualsiasi norma – per procrastinare la riduzione del reddito che avranno andando in pensione. Se si rifanno i conti tenendo conto di questi fattori, il costo dell’abolizione – o della trasformazione dello scalone di tre anni in tre scalini da un anno – risulta assai ridotto.
Quanto alla famosa “gobba”, cioè l’aumento della spesa per pensioni previsto intorno al 2030, era stata calcolata stimando l’ingresso di 150.000 lavoratori stranieri l’anno, ma la media degli ultimi anni è stata un numero più che doppio: tutti lavoratori che verseranno contributi che non erano stati considerati, facendo così sparire la “gobba”.
Quella sulla previdenza è solo una delle sezioni del rapporto, che si occupa anche di sanità, inclusione sociale, formazione, problemi del mercato del lavoro.
Si rileva per esempio che le persone a rischio di povertà sono da noi oltre il 19%, contro una media europea del 16; ma nelle regioni meridionali l’incidenza della povertà è ben cinque volte maggiore rispetto alle regioni del nord.
Quanto poi al mercato del lavoro, la parola d’ordine in tutta Europa è da alcuni anni “flexicurity”, cioè aumentarne la flessibilità ma nello stesso tempo garantire alle persone una certa sicurezza, sia come sostegno economico nei periodi di disoccupazione, sia come formazione e altre politiche attive per il passaggio ad un nuovo lavoro. In Italia, però, è stata attuata solo la prima parte di questo programma, ossia la flessibilità del lavoro: l’indicatore Ocse sul grado di protezione legislativa del lavoro colloca il nostro paese nella metà più bassa della classifica. A fronte di questo, le garanzie sono del tutto insufficienti e per intere categorie semplicemente inesistenti. Oltretutto, le categorie meno protette nel mondo del lavoro non staranno meglio quando andranno in pensione, perché con i loro versamenti bassi e discontinui avranno assegni che li collocheranno senz’altro entro i livelli di povertà. Insomma, conclude il Rapporto, da noi la flessibilità viene vista solo come un modo per ridurre il costo del lavoro, a vantaggio, quindi, di imprese poco competitive e poco innovative, invece di essere utilizzata per rendere più dinamico il sistema produttivo.
Il Rapporto, insomma, offre al dibattito una serie di dati e di analisi che, come ha osservato Luciano Gallino, uno dei relatori, dovrebbero essere alla base dell’attuale discussione sulle riforme dello Stato sociale, mentre sembra che ben pochi le conoscano
Le vere ragioni del lavoro “flessibile”
Solo il 39 per cento dei contratti a termine è legato a reali esigenze dovute al ciclo economico o al tipo di produzione. Prevale nelle imprese invece l’intenzione di ridurre il costo del lavoro e la valutazione del costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare. Per l’83 per cento dei lavoratori con “scadenza” non è una scelta volontaria. L’anticipazione dell’indagine Plus dell’Isfol su 40 mila persone
di FEDERICO PACE
Non ci sono i cicli economici a giustificare la gran parte dei contratti a tempo che gli italiani sono costretti ad accettare come pegno per accedere al primo girone del mercato del lavoro. Non ci sono i picchi di produzione e le commesse che arrivano e poi scompaiono a spiegare il perché i giovani, le donne e gli over 50 sono costretti a non rifiutare un’offerta di lavoro a tempo pur di salire su quel primo gradino che sta distante dalla cittadella, sempre più piccola e disabitata, del lavoro a tempo indeterminato. Sì, perché le esigenze di flessibilità produttive e organizzative spiegano solo una parte minoritaria del ricorso delle imprese ai contratti atipici.
I risultati sono contenuti nell’anticipazione del rapporto Plus dell’Isfol presentata oggi e che nella sua completezza verrà pubblicata ai primi dell’anno prossimo e realizzata su un campione di 40 mila individui. Ma vediamoli i motivi che giustificano i contratti atipici. Solo il 17 per cento dei contratti temporanei è legato a lavoro stagionale o a picchi di produttività. C’è poi un altro 12 per cento collegato a un progetto a commessa e infine un altro 10 per cento legato alla sostituzione di personale temporaneamente assente.
E allora, perché tutto questo ricorso ai contratti atipici? E allora, perché utilizzare nuovi contratti di lavoro se non ci sono esigenze di flessibilità produttiva? Per la gran parte dei casi, dicono gli autori del rapporto, “la scelta di fare assunzioni temporanee” sembra “sia dovuta alla tendenza di ridurre il costo del lavoro e il costo-opportunità legato alla possibilità di licenziare”.
Il fenomeno, si sa, non è relegato a piccoli numeri. Riguarda infatti il 24 per cento dei giovani, il 12 per cento di chi risiede nel Mezzogiorno e il 13 per cento delle donne con un impiego. E quasi la metà dei contratti atipici è stata già rinnovata almeno una volta “avvalorando – spiegano gli autori dell’indagine – per queste posizioni il ricorso sistematico ad un fattore lavoro flessibile”. L’indagine ribadisce che la gran parte degli occupati a termine (l’83 per cento) vive non volontariamente “la condizione di non stabilità derivante dal contratto”.
Nell’indagine di approfondimento del lavoro atipico ci sono però anche elementi che introducono qualche speranza. La metà delle persone intervistate reputa infatti possibile “migrare” verso un contratto a tempo indeterminato. Ma sono soprattutto gli elementi di non volontarietà a colpire. Anche il lavoro interinale è una scelta obbligata per la gran parte delle persone. Il 76 per cento degli intervistati lo ha accettato come ripiego e solo una parte minoritaria (il 18 per cento) lo sceglie per accadere in seguito ad una condizione di impiego a tempo indeterminato. Anche per loro si registra l’iterazione del contratto (nel 58,4 per cento dei casi). Per gli “interinali” la speranza di passare a una condizione più stabile è molto bassa: solo un quarto lo ritiene possibile.
Anche per i collaboratori sembra permanere un uso distorto delle tipologie contrattuali. Anche quest’anno infatti molti di loro sono soggetti a vincoli tipici dei dipendenti: il 78,5 per cento lavora per un solo committente, il 64,32 per cento deve garantire la presenza regolare presso la sede dell’impresa, il 60,3 per cento ha un orario giornaliero, l’85,3 per cento usa mezzi, strumenti e strutture del datore e il 61,7 per cento ha rinnovato la collaborazione almeno una volta.
Mauro
DECRETO FLUSSI IMMIGRATORI
Perché non si danno questi 170 mila posti di lavoro agli italiani? Se si chiede agli uffici di collocamento penso che ci siano molto piú che 170 mila disoccupati in cerca di occupazione. Negli altri Paesi danno prima lavoro ai nazionali e uno straniero puó lavorare solo se con una alta professionalitá di difficile reperibilitá nel proprio Paese e quindi viene concessa la possibilitá di richiederlo all'estero,sará che in Italia non abbiamo le persone per fare i lavori che sono richiesti in questo nuovo decreto?